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sabato 6 aprile 2019
domenica 31 marzo 2019
Legione: Maya
Sotto una pioggia di finalmente,
ho pubblicato l'ultimo romanzo della serie Legione: Maya.
Questo volume rappresenta
il finale di tutte le trame – e sotto trame – precedenti,
riprendendo i personaggi nel “dopo” delle avventure che li hanno
visti protagonisti.
Non a caso, ho scelto
Maya, figlia di River, per chiudere il cerchio. La troverete ventenne
in un futuro vicino, anno 2021, parallelo al nostro sul quale
riflettere. D'altra parte, tutte le storie di Legione si svolgono
accanto al mondo che conosciamo e non è detto che, spostando appena
lo sguardo, non scopriate di essere seduti in treno accanto a un
legionario in missione segreta.
Se i primi tre libri
possono essere letti singolarmente e senza seguire l'ordine di
pubblicazione, per apprezzare questo è, invece, necessario conoscere River,
Gabriel, Susanna e i personaggi che li hanno accompagnati nelle
rispettive storie: Aurora, Tim, Oliver, Grace e gli Exò, i gemelli
Rigel e Saiph, Dyonisos, Jordan e il professor Peacock che è sempre
stato il mio alter ego.
Maya è dedicato a voi
lettori e spero soddisfi le vostre aspettative e curiosità, per
quanto è possibile, dal momento che la Legione Segreta è
un'organizzazione complessa quanto i misteri di cui si è sempre
occupata e qualcosa, malgrado le oltre 460 pagine, resta inevitabilmente in ombra.
Non aggiungo altro per
non lasciarmi sfuggire qualche anticipazione che vi toglierebbe il
piacere della lettura.
Buon finale di Legione!
martedì 19 dicembre 2017
Precious Ramotswe, detective
Ho appena finito di leggere Precious Ramotswe, detective di Alexander McCall Smith, primo di una serie di libri pubblicati tra il 1998 e il 2015.
Ignoravo l'esistenza di questi romanzi, malgrado abbiano avuto un grande successo, finché un'amica me li ha consigliati e devo ringraziarla (grazie, Sonia!) per questa bellissima scoperta.
Ignoravo l'esistenza di questi romanzi, malgrado abbiano avuto un grande successo, finché un'amica me li ha consigliati e devo ringraziarla (grazie, Sonia!) per questa bellissima scoperta.
All'inizio, ho commesso un terribile errore: ho letto le prime pagine come se avessi in mano una penna rossa per segnare gli errori. Mi sono fermata subito perché mi sono accorta che mi stavo perdendo la storia, e questo è il risultato di troppe discussioni tecniche sulla scrittura, a volte utili e interessanti, ma negli ultimi tempi decisamente troppe e troppo pesanti per me. Mi stonavano alcune ripetizioni nei primi capitoli, ma mi sono ricordata com'era la realtà in Africa quando ci sono stata. All'improvviso quelle ripetizioni non stonavano più, anzi, erano in perfetto stile africano. Allo stesso modo, sono deliziosamente africani i modi, le riflessioni, le interazioni dei personaggi e mi sono ritrovata nel continente nero nel giro di poche pagine. Alla strepitosa Precious, ho dato l'aspetto, il sorriso e l'energia della mia amica Peris di Nairobi. Lungo il romanzo, ognuno dei casi che risolve è il ritratto di un pezzetto d'Africa: il rapporto tra uomini e donne, tra potenti e gente comune, tra nazioni confinanti, tra bianchi e neri, tra progresso e stregoneria.
Mi riferisco all'Africa e non solo al Botswana, dove sono ambientate le avventure della detective, perché i confini che vediamo sulle mappe sono stati stabiliti a tavolino da chi non si è mai interessato o preoccupato di capire dove fossero quelli disegnati dalla natura e dai popoli che vivono laggiù, sono linee tracciate senza tener conto né di legami né di conflitti. Quando parli con la gente del posto – o leggi la storia di Precious – ti accorgi che i diversi popoli si riconoscono e definiscono per caratteristiche differenti, tratti fisici, caratteriali, accenti, gesti, tradizioni, un po' come le peculiarità regionali in Italia, eppure tutti si sentono africani come nessuno di noi si sentirà mai europeo.
Tra le righe della storia della Signora Ramotswe, l'autore racconta tutto questo con molta delicatezza e ironia, con un linguaggio semplice, quasi da fiaba, ma molto preciso. È riuscito a coinvolgermi in riflessioni che, da una frase di due righe, sono straripate dal libro e mi hanno tenuta impegnata per ore, anche nei sogni notturni.
Vorrei che questo libro non fosse mai letto da persone superficiali, poco sensibili o povere d'immaginazione perché la sua bellezza sta nello scorrere delle parole e nei colori, anche nei passaggi in apparenza banali.
Mi è piaciuto tanto che ho già cominciato a leggere il secondo romanzo della serie – cosa insolita per me che amo alternare i generi – Le lacrime della giraffa. Si vede che non ero ancora pronta a lasciare il Botswana e la mia nuova amica Precious.
Avrei potuto scrivere un post di sole citazioni dal libro, avrei anche potuto scegliere solo questa, il padre di Precious che ricorda gli anni trascorsi a faticare nelle miniere in Sudafrica, ma sono una chiacchierona e per leggerla siete dovuti arrivare fin qui. Oppure cominciate a leggere il libro.
Mi riferisco all'Africa e non solo al Botswana, dove sono ambientate le avventure della detective, perché i confini che vediamo sulle mappe sono stati stabiliti a tavolino da chi non si è mai interessato o preoccupato di capire dove fossero quelli disegnati dalla natura e dai popoli che vivono laggiù, sono linee tracciate senza tener conto né di legami né di conflitti. Quando parli con la gente del posto – o leggi la storia di Precious – ti accorgi che i diversi popoli si riconoscono e definiscono per caratteristiche differenti, tratti fisici, caratteriali, accenti, gesti, tradizioni, un po' come le peculiarità regionali in Italia, eppure tutti si sentono africani come nessuno di noi si sentirà mai europeo.
Tra le righe della storia della Signora Ramotswe, l'autore racconta tutto questo con molta delicatezza e ironia, con un linguaggio semplice, quasi da fiaba, ma molto preciso. È riuscito a coinvolgermi in riflessioni che, da una frase di due righe, sono straripate dal libro e mi hanno tenuta impegnata per ore, anche nei sogni notturni.Vorrei che questo libro non fosse mai letto da persone superficiali, poco sensibili o povere d'immaginazione perché la sua bellezza sta nello scorrere delle parole e nei colori, anche nei passaggi in apparenza banali.
Mi è piaciuto tanto che ho già cominciato a leggere il secondo romanzo della serie – cosa insolita per me che amo alternare i generi – Le lacrime della giraffa. Si vede che non ero ancora pronta a lasciare il Botswana e la mia nuova amica Precious.
Avrei potuto scrivere un post di sole citazioni dal libro, avrei anche potuto scegliere solo questa, il padre di Precious che ricorda gli anni trascorsi a faticare nelle miniere in Sudafrica, ma sono una chiacchierona e per leggerla siete dovuti arrivare fin qui. Oppure cominciate a leggere il libro.
«Ci hanno insegnato il fungalo, il linguaggio usato per dare ordini sottoterra. È una lingua strana. Gli zulu ridono quando la sentono, perché contiene moltissime parole zulu ma non è zulu. È un linguaggio che va bene per dire alla gente cosa deve fare. Vi sono molte parole per spingere, prendere, spostare, trasportare, caricare e nessuna per amore, o felicità, o per i versi che gli uccelli fanno al mattino.»
martedì 13 giugno 2017
Cosa ho letto in viaggio
Nei tre mesi che ho trascorso parlando, e col tempo anche pensando, tutto il giorno in inglese o nel mio scarso indonesiano, la sera mi veniva una gran voglia di leggere in italiano. Se c'era la possibilità di connettermi a Internet, cominciavo dai blog e dalle discussioni sotto i post anche se mi trovavo nel fuso orario sbagliato per partecipare; poi leggevo notizie sul resto del mondo, solitamente sul sito di Internazionale; ma soprattutto entravo nella biblioteca invisibile del mio Kindle.
Mi accorgo ora, nel parlarvi di cosa ho letto, che mi sono dedicata a libri di scrittori stranieri, perciò tradotti e non pensati in italiano. Nell'elenco avevo a disposizione anche italiani puri, ma come faccio sempre ho scelto in base all'estro del momento e non al nome dell'autore. Alla fine ho letto un saggio, un romanzo, un racconto e un libro per ragazzi. Qualcuno dirà che è poca roba in tre mesi, ma io leggo senza fretta e mi addormento con in testa tutte le riflessioni che un buon libro riesce a darmi in poche pagine, e sono stata fortunata nella scelta perché ognuno di questi mi ha dato, a suo modo, da pensare. Come sempre, non mi soffermerò sulle trame che potete trovare ovunque, ma vi darò mie impressioni.
Come ogni saggio, un libro del genere si affronta solo se il tema ci appassiona e su di me le indagini archeologiche, geologiche, ambientali, culturali sulla storia dell'umanità hanno l'effetto di un romanzo d'avventura. Il bello di questo libro sono i continui accostamenti al presente che avvicinano situazioni e vicende antiche alla nostra realtà attraverso errori ripetuti per lezioni dimenticate. La lettura mi è parsa scorrevole, forse perché non è il primo saggio del genere che leggo, ma anche i passaggi più tecnici sui dati e gli studi scientifici sono esposti con chiarezza e con uno stile che non annoia. È una ricerca interessante che analizza il fallimento o il successo delle civiltà prese in esame considerando cinque fattori chiave (gestione delle risorse disponibili, mutamenti climatici, rapporti con popolazioni confinanti, relazioni con popoli ostili, capacità politica e culturale di affrontare una crisi) e il peso che ognuno ha avuto o meno nella loro storia, la nostra storia. Un pensiero che mi sono portata a letto? L'immagine dell'abitante dell'Isola di Pasqua che tagliò l'ultimo albero.
Factotum di Charles Bukowski
Nelle vesti del suo alter ego Henry Chinaski, lo scrittore si presenta come il peggior tipo di essere umano: pigro, alcolizzato, irresponsabile, senza ambizione. Bukowski parla, scrive, come mangia e con le pagine si pulisce la bocca, poi rutta. Non vuole insegnare, racconta soltanto, ma così insegna. Entrando nella vita di Henry, giorno per giorno, attimo per attimo, si sperimentano brutte sensazioni, è una vita senza scopo, sporca, incerta, misera e abbastanza disgustosa. Ma dentro si nascondono pensieri conosciuti da tutti e mai ammessi, e quando ci accorgiamo che sono vicini a certi nostri momenti, be' miei almeno, ne proviamo vergogna. Eppure, in quel fondo che non vorremmo mai toccare, brillano scintille di poesia, sfacciate quanto il resto. Scrittura semplice e intelligente, l'ho apprezzato tantissimo.
Nelle vesti del suo alter ego Henry Chinaski, lo scrittore si presenta come il peggior tipo di essere umano: pigro, alcolizzato, irresponsabile, senza ambizione. Bukowski parla, scrive, come mangia e con le pagine si pulisce la bocca, poi rutta. Non vuole insegnare, racconta soltanto, ma così insegna. Entrando nella vita di Henry, giorno per giorno, attimo per attimo, si sperimentano brutte sensazioni, è una vita senza scopo, sporca, incerta, misera e abbastanza disgustosa. Ma dentro si nascondono pensieri conosciuti da tutti e mai ammessi, e quando ci accorgiamo che sono vicini a certi nostri momenti, be' miei almeno, ne proviamo vergogna. Eppure, in quel fondo che non vorremmo mai toccare, brillano scintille di poesia, sfacciate quanto il resto. Scrittura semplice e intelligente, l'ho apprezzato tantissimo.
Il guardiano del faro di Henryk Sienkiewicz
Questo è un racconto lungo conosciuto grazie a un post sul blog Da dove sto scrivendo e mi è parso da subito il mio genere di lettura. Infatti, mi è piaciuto molto, anche se alcuni concetti potevano essere rimarcati una volta di meno. Lo stile è perfetto per la storia (o è il contrario?) e il fatto che me lo aspettassi com'è non ha reso la lettura meno piacevole, era quello che desideravo e l'ho ottenuto. Mi sono un po' rivista nel protagonista che cerca la solitudine per guardare da lontano la vita che ha vissuto. Lui desidera pace e stabilità dopo aver tanto lottato col destino, io sto ancora lottando, ma comprendo il bisogno di fermarsi ogni tanto e osservare soltanto. C'è poi una sensazione che, con le dovute proporzioni rispetto alla scena narrata nel racconto, ho provato in prima persona: l'emozione, a cui accennavo sopra, di leggere nella propria lingua dopo averne parlate tante straniere. Non mi sbagliavo, è stata una lettura adatta a me.
Questo è un racconto lungo conosciuto grazie a un post sul blog Da dove sto scrivendo e mi è parso da subito il mio genere di lettura. Infatti, mi è piaciuto molto, anche se alcuni concetti potevano essere rimarcati una volta di meno. Lo stile è perfetto per la storia (o è il contrario?) e il fatto che me lo aspettassi com'è non ha reso la lettura meno piacevole, era quello che desideravo e l'ho ottenuto. Mi sono un po' rivista nel protagonista che cerca la solitudine per guardare da lontano la vita che ha vissuto. Lui desidera pace e stabilità dopo aver tanto lottato col destino, io sto ancora lottando, ma comprendo il bisogno di fermarsi ogni tanto e osservare soltanto. C'è poi una sensazione che, con le dovute proporzioni rispetto alla scena narrata nel racconto, ho provato in prima persona: l'emozione, a cui accennavo sopra, di leggere nella propria lingua dopo averne parlate tante straniere. Non mi sbagliavo, è stata una lettura adatta a me.
Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness
Ho scoperto a lettura ultimata che da questo libro è stato tratto un film, ma tanto è sempre meglio il libro. L'ultima volta che ho letto un romanzo per ragazzi sono rimasta abbastanza delusa, ma è un genere che spesso mi ha regalato titoli per la lista dei preferiti e non considero narrativa di serie b solo perché rivolta a un pubblico giovane. Il bello di Ness è che scarta con abilità e delicatezza tutte le soluzioni più ovvie, mi ha fatto credere di intuire il passo successivo riconoscendo un cliché per poi sorprendermi scardinandolo. Purtroppo la scrittura – o la traduzione, dovrei rileggerlo in lingua originale per giudicare – è andata peggiorando proprio nel momento più intenso e toccante della trama. Il cuore del lettore, catturato con maestria e portato al punto più alto di coinvolgimento, subisce una brusca frenata: la scena madre è tirata troppo per le lunghe, la frase chiave, rivelatrice del significato dell'incubo vissuto dal protagonista, è ripetuta più volte con l'effetto di smorzarne il potere. Può darsi che dipenda dal lettore tipo, un adolescente, nella mente dello scrittore, forse un ragazzo ha bisogno di sentirlo raccontare in quel modo, mentre a un adulto, con più esperienza e malizia, basta qualcosa in meno per capire. In ogni caso, molto bello.
Ho scoperto a lettura ultimata che da questo libro è stato tratto un film, ma tanto è sempre meglio il libro. L'ultima volta che ho letto un romanzo per ragazzi sono rimasta abbastanza delusa, ma è un genere che spesso mi ha regalato titoli per la lista dei preferiti e non considero narrativa di serie b solo perché rivolta a un pubblico giovane. Il bello di Ness è che scarta con abilità e delicatezza tutte le soluzioni più ovvie, mi ha fatto credere di intuire il passo successivo riconoscendo un cliché per poi sorprendermi scardinandolo. Purtroppo la scrittura – o la traduzione, dovrei rileggerlo in lingua originale per giudicare – è andata peggiorando proprio nel momento più intenso e toccante della trama. Il cuore del lettore, catturato con maestria e portato al punto più alto di coinvolgimento, subisce una brusca frenata: la scena madre è tirata troppo per le lunghe, la frase chiave, rivelatrice del significato dell'incubo vissuto dal protagonista, è ripetuta più volte con l'effetto di smorzarne il potere. Può darsi che dipenda dal lettore tipo, un adolescente, nella mente dello scrittore, forse un ragazzo ha bisogno di sentirlo raccontare in quel modo, mentre a un adulto, con più esperienza e malizia, basta qualcosa in meno per capire. In ogni caso, molto bello.
giovedì 6 aprile 2017
Polemica breve
Questa
faccenda dei libri che vanno fuori catalogo in pochissimo tempo mi fa
impazzire. Se proprio le case editrici non vogliono tenersi copie in
magazzino perché rappresentano un costo, e lo capisco, potrebbero
almeno rendere i titoli disponibili in ebook che non costa nulla.
sabato 25 marzo 2017
Libri per gli orangutan
Conoscete tutti il mio
amore per la natura selvaggia e gli animali perciò questa iniziativa non vi sorprenderà.
In accordo con The Orangutan Project ho deciso di donare per sei mesi il 10% dei ricavi del mio libro “Di passaggio in Indonesia” a questa associazione che opera sulle isole di Sumatra e del Borneo per la salvaguardia della foresta pluviale e degli animali selvatici che vi abitano.
La missione di The Orangutan Project è salvare questi bellissimi primati dall'estinzione, e ciò include, non soltanto la lotta al bracconaggio e il rilascio in natura di orangutan provenienti dalla cattività, ma tutto ciò che contribuisce a mantenere vivo e in salute l'ambiente in cui vivono: conservare l'habitat con progetti di riforestazione; sensibilizzare le comunità locali sull'importanza di preservare le foreste e trovare il modo di far convivere le loro esigenze con quelle della natura; incentivare il turismo sostenibile.
Fin dal mio primo viaggio in Indonesia, sono rimasta colpita dalla bellezza selvaggia dei suoi panorami naturali: spiagge bianche di corallo e nere di sabbie vulcaniche, scogliere e montagne, vulcani, laghi e laghi dentro vulcani, ma soprattutto le sue foreste così rigogliose, misteriose, piene di vita e leggende. Purtroppo, le ho viste ridursi di anno in anno per far spazio all'attività dell'uomo che raramente si svolge nel rispetto dell'ambiente.
In accordo con The Orangutan Project ho deciso di donare per sei mesi il 10% dei ricavi del mio libro “Di passaggio in Indonesia” a questa associazione che opera sulle isole di Sumatra e del Borneo per la salvaguardia della foresta pluviale e degli animali selvatici che vi abitano.
La missione di The Orangutan Project è salvare questi bellissimi primati dall'estinzione, e ciò include, non soltanto la lotta al bracconaggio e il rilascio in natura di orangutan provenienti dalla cattività, ma tutto ciò che contribuisce a mantenere vivo e in salute l'ambiente in cui vivono: conservare l'habitat con progetti di riforestazione; sensibilizzare le comunità locali sull'importanza di preservare le foreste e trovare il modo di far convivere le loro esigenze con quelle della natura; incentivare il turismo sostenibile.
Fin dal mio primo viaggio in Indonesia, sono rimasta colpita dalla bellezza selvaggia dei suoi panorami naturali: spiagge bianche di corallo e nere di sabbie vulcaniche, scogliere e montagne, vulcani, laghi e laghi dentro vulcani, ma soprattutto le sue foreste così rigogliose, misteriose, piene di vita e leggende. Purtroppo, le ho viste ridursi di anno in anno per far spazio all'attività dell'uomo che raramente si svolge nel rispetto dell'ambiente.
| Mamma orangutan e cucciolo |
Tra le altre isole, ho soggiornato anche in
Borneo e Sumatra, dove vivono gli orangutan. Ho visitato parchi nazionali e centri di recupero per gli esemplari strappati al bracconaggio, al
contrabbando di specie protette e alla cattività. Incrociare lo sguardo di un orangutan è qualcosa che riporta alle origini, che risveglia l'istinto perduto di appartenere alla terra.
Un paio di volte, nel 2010 e nel 2013, ho anche dormito in tenda nella giungla insieme ai ranger di due parchi nazionali e ho potuto osservare gli orangutan in libertà. Potete sfogliarne le foto a questi link:
Gunung Leuser National Park - Sumatra
Trekking nella giungla - Sumatra
Kalimantan - Borneo
Queste esperienze mi hanno fatto comprendere il grande lavoro dei dipendenti dei parchi, dei volontari e delle diverse associazioni perché è grazie a loro che ho potuto godere di tanta bellezza. Per questo vorrei ritrovarla a ogni mio viaggio e vorrei che la ritrovassero anche le generazioni future.
Un paio di volte, nel 2010 e nel 2013, ho anche dormito in tenda nella giungla insieme ai ranger di due parchi nazionali e ho potuto osservare gli orangutan in libertà. Potete sfogliarne le foto a questi link:
Gunung Leuser National Park - Sumatra
Trekking nella giungla - Sumatra
Kalimantan - Borneo
Queste esperienze mi hanno fatto comprendere il grande lavoro dei dipendenti dei parchi, dei volontari e delle diverse associazioni perché è grazie a loro che ho potuto godere di tanta bellezza. Per questo vorrei ritrovarla a ogni mio viaggio e vorrei che la ritrovassero anche le generazioni future.
| Io e un grosso orangutan |
Oggi, che sono "tornata a casa" in Indonesia, ho contattato The Orangutan Project proponendo la mia idea di destinare a loro il 10% dei ricavi del mio libro, seppur pubblicato tre anni fa. Sono stati felici di autorizzarmi a usare il loro logo per promuovere questa iniziativa e io sono felice di dare un piccolo contributo alla salvaguardia di questo angolo di pianeta che mi ha rubato il cuore. Adesso speriamo che lettori e viaggiatori ci sostengano acquistando il libro e spargendo la voce. Abbiamo deciso di provare per sei mesi, dal 1 aprile al 30 settembre, ma potremmo prolungare la collaborazione in caso desse i frutti che ci auguriamo.
Se dunque progettate di visitare l'Indonesia e incontrare gli orangutan, oppure volete viaggiare in terre lontane restando in poltrona, oppure volete soltanto aiutarmi a sostenere una causa che mi sta molto a cuore, comprate "Di passaggio in Indonesia" e ci troverete consigli, avventure e disavventure di una viaggiatrice inesperta, ma appassionata che si è innamorata di un arcipelago strepitoso.
venerdì 3 febbraio 2017
Giornalisti e scrittori
Ho terminato la lettura di Vado verso il Capo di Sergio Ramazzotti.
Dal deserto all'oceano passando per la giungla solo con mezzi pubblici e passaggi, Ramazzotti incontra e racconta le storie dei suoi compagni di viaggio da Algeri a Città del Capo. Condivide autobus, cassoni di camion, vagoni di treno, furgoncini, taxi straripanti di merci e umanità con profughi, viaggiatori, commercianti, militari e disperati. Anche se scende lungo la costa ovest, gli arrivano voci da tutto il continente attraverso le persone che gli siedono accanto.
L'Africa è un continuo movimento di confini, nomi di città e intere nazioni che cambiano a seconda del potere di turno, regioni tribali che si separano e tornano a fondersi in mappe da aggiornare usando il sangue come inchiostro. Sotto numeri e linee, però, ci sono persone, interi popoli che li subiscono senza voce per gridare. La serenità non esiste, la certezza nemmeno. C'è invece la pazienza, la pazienza infinita di queste genti che impiegano una settimana a percorrere trecento chilometri per far visita alla famiglia perché le strade fanno schifo e i trasporti non funzionano per i poveri; che aspettano trenta ore la partenza di un autobus per andare a vendere il piccolo tesoro di un pezzo di ricambio per un motore che rutterà altro fumo nero nel bel cielo africano; che rimbalzano tra una frontiera e l'altra fuggendo a piedi da villaggi stritolati dai bulldozer ciechi e impazziti di guerre senza soluzione e speculazioni senza freni.
Mi ha restituito l'Africa di Kapuscinski della quale avevo nostalgia,
quel meraviglioso e triste pandemonio di colori, miseria, gentilezza
e corruzione. Non immaginate quanto sappia essere poetico un
giornalista quando si cala nella poesia polverosa e sudata di questi
luoghi, la cronaca diventa personale, il racconto imparziale si
circonda di pensieri e sentimenti. È così che un giornalista si trasforma in scrittore.
Mi ero lamentata, tempo fa, di un giornalista che non si era fatto scrittore per raccontarmi una delle tragedie alpinistiche accadute sul K2, Graham Bowley con No way down. In quel caso, l'autore è rimasto freddo e distaccato lasciando anche me fredda e distaccata dopo la lettura.
L'Africa
di Ramazzotti, invece, come quella di Kap, è vissuta e narrata dall'interno e dal basso.
Non è un articolo di economia o politica scritto da un hotel di
lusso lontano dalla gente, ma il resoconto nudo e crudo di chi si mette nei panni degli
ultimi, vive in mezzo a loro, dorme schiacciato contro i loro corpi,
mangia nei loro piatti, soffre caldo, freddo, fame e sete con loro,
si sposta con la stessa fatica, sbatte contro gli stessi muri,
subisce le stesse angherie.
Sia Ramazzotti che Kapuscinski, alla fine, provano una sorta di senso di colpa nel
lasciare queste persone al loro destino e tornare a casa, colpevoli
di avere una casa, acqua corrente, elettricità, lavoro, istruzione,
cure mediche. Arrivano a un punto in cui non si accontentano di
raccontare perché sono diventati parte della storia.
Una
volta provata l'essenza di quella vita ai minimi termini e averla
odiata e maledetta, ne sentono la nostalgia, non sono più capaci di
tornare alla condizione precedente. L'ho provato anch'io, rientrando
a casa dopo viaggi – non vacanze – in luoghi remoti che mi hanno
mostrato l'essenziale di me e non sono più riuscita a riconoscermi
nel superfluo, perfino possedere un armadio mi pareva troppo quando
per quattro mesi la mia casa era stata uno zaino. Lo descrive
Ramazzotti nelle ultime righe di questo libro quando, giunto al
termine del suo lungo tragitto via terra, prende l'aereo che lo
riporterà in Italia:
“Quando mi allaccio la cintura fuori è buio. Il comandante spegne le luci della cabina e dà un po' di gas ai quattro motori del suo Boeing. Si sente un sibilo lontano: senza fretta, rulliamo verso la testata della pista e ci allineiamo per il decollo. Un istante prima che le ruote si stacchino da terra vorrei poter scendere e andare a prendere l'autobus.”
Il modo in cui Ramazzotti mi ha raccontato questa esperienza è il modo in cui l'ho vissuta leggendo. Per me vale l'equazione: fredda cronaca = fredda impressione del lettore, apprendo nozioni e non provo nessuna emozione né empatia, dimentico; racconto personale = segno caldo nel cuore del lettore, apprendo nozioni e in più mi appassiono.
sabato 2 aprile 2016
Lettori di Legione, ditemi un po' di... River
Dico spesso che interagire con i lettori dà un grosso contributo alla crescita di uno scrittore. I vostri commenti e suggerimenti mi sono sempre stati utili per capire cosa funzionava e cosa invece andava migliorato nella mia scrittura. A volte, semplicemente, è bello fare quattro chiacchiere su un libro.
Alcuni mesi fa ho pubblicato il terzo volume dei cinque previsti per Legione e voglio tirare le somme di "metà strada" prima di accompagnarvi verso una spettacolare conclusione con gli ultimi due. Per farlo, vi chiederò di rispondere a qualche domanda su River, Gabriel e Susanna in tre post dedicati.
Cominciamo dal primo libro, quello che vi ha fatto conoscere la serie ed entrare nella Legione Segreta. Ditemi un po'...
Il protagonista, River, è piaciuto ai lettori soprattutto perché, nonostante il suo ruolo da eroe, risulta realistico, pieno di problemi, difetti e paranoie. Con quale aggettivo, scegliendone uno soltanto, definireste River?
Intorno a lui ruotano le storie di altri personaggi, a cominciare dai suoi famigliari, il dottor Peacock, Aurora e Maya, agli amici Tim e Taylor, fino ai legionari della prima spedizione a Kenorah nel 1883.
Qual è il vostro personaggio secondario preferito?Cominciamo dal primo libro, quello che vi ha fatto conoscere la serie ed entrare nella Legione Segreta. Ditemi un po'...
Il protagonista, River, è piaciuto ai lettori soprattutto perché, nonostante il suo ruolo da eroe, risulta realistico, pieno di problemi, difetti e paranoie. Con quale aggettivo, scegliendone uno soltanto, definireste River?
Intorno a lui ruotano le storie di altri personaggi, a cominciare dai suoi famigliari, il dottor Peacock, Aurora e Maya, agli amici Tim e Taylor, fino ai legionari della prima spedizione a Kenorah nel 1883.
Ai protagonisti dei miei libri metto in mano altri libri e in questo romanzo si leggono Coraline di Neil Gaiman, La stanza 13 di Robert Swindells, Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne e la graphic novel Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons. Ne avete letto qualcuno?
Tornando al mio, di libro, quale scena o capitolo avreste tagliato o eliminato? Quale passaggio, invece, vi ha emozionato e coinvolto maggiormente?
Recentemente vi ho parlato del progetto di pubblicare una raccolta di racconti spin-off alla fine della serie. Quale sotto-trama di River vorreste veder approfondita in un racconto? Per esempio, un'avventura del gruppo di Mallowan, la missione sugli Urali di River e Tim, il caso del fantasma seguito da Aurora in Giappone, una delle guerre dimenticate di Taylor.
Vi lascio rispondere a queste domande e, tra un mese, faremo quattro chiacchiere su Gabriel.
Grazie a tutti.
martedì 1 marzo 2016
Idea bizzarra per scrittori volontari
La serie Legione nei miei piani è costituita da cinque volumi che, seppur raccontando avventure auto-conclusive, poggiano su un progetto di trama unica che narra l'intera storia dell'organizzazione segreta, dai misteriosi albori in epoche antiche a un finale ambientato nel futuro. Mentre in ogni libro le storie dei protagonisti rappresentano il presente per il lettore, quella della Legione Segreta viaggia sul binario dei flashback e costituisce una sotto-trama a sé che si sviluppa durante l'intera la serie.
Attraverso gli occhi di River, nel primo libro, il lettore comincia a esplorare un mondo affascinante, pieno di stimoli, avventure, misteri da risolvere, diventa membro dell'organizzazione con orgoglio, sentendosi parte di un'élite. Nel secondo libro, però, arriva Gabriel che ne ha una visione completamente diversa e fornisce uno sguardo esterno, quasi distaccato, instillando nel lettore il sospetto che essere un legionario non sia poi così appagante. Con il libro su Susanna, prosegue la demolizione della facciata luccicante della Legione Segreta perché compaiono, per dirla con tre frasi fatte, mele marce, falle nel sistema e scheletri nell'armadio. Si scopre che i legionari non sono tutti buoni, coraggiosi, votati all'amore per la scienza e la natura: sono anche persone che falliscono e tradiscono, possono essere egoisti e sleali e con il potere della conoscenza e della tecnologia possono causare danni enormi. D'altra parte, sopravvivono gli eroi, quelli che credono nella propria missione, che combattono per il bene comune e non perdono mai la speranza di trovare una soluzione. Insomma, la Legione Segreta è il nostro mondo in piccolo, con gli stessi pregi e difetti perché costituita da esseri umani, speciali, ma comunque umani.
martedì 23 febbraio 2016
Se non lo fa la tv...
...lo fanno i blogger. I programmi televisivi parlano poco di libri, a meno che non si tratti di ospitare uno scrittore famoso. Forse si teme la concorrenza di una forma d'intrattenimento senza interruzioni pubblicitarie; forse si teme che un pubblico più acculturato preferirebbe leggere anziché seguire in massa l'ennesimo format riciclato in prima serata; forse in un Paese dove si legge pochissimo l'argomento libri non genera i dati d'ascolto desiderati. Fatto sta che i pochi programmi che mi vengono in mente sono scomparsi con gli anni o relegati a un'oretta a settimana.
A parlare di libri ci sono i lit-blog su Internet, alcuni dei quali si presentano il giovedì nella mia rubrica 5 frasi per ogni blogger. Restando però in ambito video, nella mia rete di contatti c'è Seli Rowan, una giovanissima mamma/lettrice/blogger che di tanto in tanto pubblica filmati nei quali parla delle sue letture. Visitando il suo canale YouTube trovate le puntate del programma televisivo che manca al palinsesto italiano. Sono video amatoriali, certo, ma Seli è disinvolta come una conduttrice professionista mentre presenta i titoli dei libri letti e quelli che vanno a popolare la sua coda di lettura. Si tratta del video-diario di un'accanita lettrice che consiglia e sconsiglia tra brevi recensioni, approfondite sul suo blog Ombre Angeliche, e anteprime. Chiaramente, i suoi filmati non hanno un taglio giornalistico, ma personale e Seli parla di libri secondo il proprio gusto e giudizio, senza risparmiare critiche, battute, sorrisi e smorfie. Mi sembra un'iniziativa utile, interessante e divertente. Forse ne esistono mille altre che non conosco perché frequento poco YouTube, però sono contenta di averla scoperta pochi mesi fa con la puntata speciale sulle letture natalizie.
Mi piacerebbe trovare qualcosa del genere in tv, una striscia televisiva quotidiana, anche di pochi minuti, perché sarebbe un modo di avvicinare gli italiani alla lettura più efficace dei famigerati distillati.
Recentemente, Seli mi ha inviato il link della puntata sulle sue letture di gennaio che si apre con il mio Legione (che emozione!). Potevo evitare di proporvela qui? Non scherziamo. Guardate tutto il filmato perché lei è adorabile.
Buona visione e mille grazie a Seli.
sabato 6 febbraio 2016
Primati di Jim Ottaviani e Maris Wicks
Potrebbe
sembrare che abbia già deviato dalla mia lista di lettura, ma ho
solo fatto una “pausa” per dedicarmi al libro a fumetti Primati.
Ne ho parlato qualche tempo fa sul mio blog di viaggi in un post
sulle tre donne straordinarie delle quali questo libro racconta le
storie: Biruté Galdikas, Jane Goodall e Dian Fossey.
Ordinato
su Internet, appena mi è arrivato non ho resistito e ho messo un
attimo da parte Congo Inc. che, invece, fa parte della lista. Primati
è una lettura che porta via poche ore, anche meno se non vi
soffermate sui dettagli di certe tavole, come faccio io.
Delle protagoniste ho parlato nel post citato prima, quindi non vi parlo della storia che racconta, ma di come la racconta.
Delle protagoniste ho parlato nel post citato prima, quindi non vi parlo della storia che racconta, ma di come la racconta.
Questa
graphic-novel, in teoria, è rivolta a un pubblico molto giovane con
lo scopo di avvicinarlo a una materia avvincente come le scienze
naturalistiche, descrivendo le avventure delle tre ricercatrici. A
mio parere, il solo fatto che sia un volume a fumetti non lo rende
una lettura adatta ai più piccoli che di certo apprezzeranno le
belle immagini, ma troveranno un po' ostica la sceneggiatura. Le
vicende sono narrate in prima persona a più voci, spesso
sovrapposte. Una trovata molto bella, secondo me, ma forse non così
facile da seguire e interpretare per un bambino.
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| Biruté Galdikas in Borneo |
| Io in Borneo |
Lo
stile dei disegni è semplice ed essenziale, eppure sono stata rapita
da alcune vignette che mi hanno riportato alla mente i luoghi che ho
visitato durante i miei viaggi, completi di sensazioni, suoni e
colori.
La sceneggiatura evidenzia le differenti personalità delle
tre donne, accomunate dalla passione per la natura, ma con approcci e
atteggiamenti estremamente diversi. Le loro scoperte sul mondo dei
primati hanno dato un grosso contributo alla scienza, ma tra queste
pagine sono tre ragazze coraggiose con un grande sogno, un sogno per
il quale si sono trovate a lottare.
Un sogno che resta vivo ancora
oggi grazie alle associazioni che hanno fondato e ispirato; parte dei
proventi di questo libro va appunto a:
venerdì 11 dicembre 2015
La faccenda della Porsche maledetta
Ho ricevuto dall'illustratore Antonio Renna l'ultima immagine ispirata ai libri di Legione che va ad aggiungersi alla galleria. Ritrae Gabriel Walken, protagonista del secondo episodio, a bordo della Porsche appartenuta a James Dean.
L'aura di mistero che accompagna questa splendida auto si adatta perfettamente allo spirito delle mie trame, sospese tra realtà e leggenda, tra storia e fantasia. La nuova illustrazione mi dà l'occasione di proporvi un estratto dal libro che racconta come la Porsche sia entrata nel mito, finendo nelle mani di un legionario capace di metterla in moto con la forza del pensiero.
domenica 15 novembre 2015
Legione Gallery
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| la spedizione a Kenorah da Legione #1 |
Sulla pagina Facebook di Scritti a Penna, avete visto le prime illustrazioni digitali di Antonio Renna ispirate alla saga di Legione. Ne ha realizzate diverse e ho deciso di pubblicarle in una nuova pagina del sito dedicata alle scene che ha tratto dai miei libri.
Antonio sta già lavorando sui prossimi episodi della saga, ma per non svelarvi nulla, aggiungerò le illustrazioni solo all'uscita dei nuovi volumi.
Ora visitate la splendida Galleria di Legione e fatemi sapere cosa ne pensate.
mercoledì 14 ottobre 2015
Evviva!
Legione Susanna è finalmente disponibile in edizione cartacea ed ebook a questi link:
Acquista libro (434 pagine)
L'avete atteso tanto perché, oltre a regalarvi una nuova avventura, contiene rivelazioni su alcuni personaggi che avete conosciuto nei primi due libri. Aspetto con ansia le vostre impressioni e commenti.
Buona lettura, legionari!
giovedì 8 ottobre 2015
Dedicato a...
| Melbourne 2010 |
"Dedicato a Erin O'Connor perché il mondo è un luogo più triste senza esploratori coraggiosi come te. I miss you everyday"
Questa è la dedica che troverete all'inizio del terzo episodio di Legione.
Sulle prime pagine dei miei libri ho spesso omaggiato e ringraziato le persone che mi sostengono e mi ispirano ogni giorno. Questa volta, però, si tratta di un pensiero speciale e ci tengo a raccontarvi chi era Erin O'Connor. Era perché non c'è più, strappata al mondo da un pirata della strada due anni fa.
Quando ho perso la mia splendida amica australiana ho scritto questo articolo sul mio blog di viaggi perché Erin era la viaggiatrice più intraprendente che avessi mai conosciuto. Tutta sola, con un bel sorriso e uno zaino, ha girato il mondo, toccando il cuore di chi, come me, ha avuto la fortuna di incrociare la sua strada. Dal nostro primo incontro in Marocco, nel 2007, ci siamo tenute in contatto, condividendo la passione per i luoghi più belli del nostro pianeta. Nel 2010 ha ospitato me e il TdC nel suo appartamento di Melbourne per una settimana, mentre giravamo l'Australia. Faceva la fisioterapista per diverse squadre di AFL, quello sport che solo gli australiani capiscono, e ci ha portati allo stadio per una divertentissima partita sotto la pioggia. Tutti i ricordi che ho di lei sono straordinari e preziosi, come i suoi consigli perché una ragazza che ha affrontato il mondo da sola, stringendo amicizie per la strada, dalla Patagonia all'Himalaya, aveva molto da insegnare a chiunque.
Ho aspettato il libro giusto per dedicarlo a lei ed è questo, Susanna, la storia di una grande avventura come quelle in cui si imbarcava la mia giovane amica.
Ogni volta che pianifico un nuovo viaggio vorrei poter scrivere a Erin per parlargliene, come facevamo sempre e, invece, per colpa di un bastardo che è fuggito lasciandola in fin di vita sul ciglio di una strada, non la sentirò più, non la rivedrò e sentirò per sempre la sua mancanza.
mercoledì 30 settembre 2015
La fine è solo l'inizio
La stesura di Legione 3 è terminata. Il libro è in revisione e colgo l'occasione per ringraziare i miei beta-reader Gloria, Diego e Massimo per la disponibilità. Ma il lavoro non è finito.
Una volta che Susanna sarà corretto, andrà impaginato e caricato su Create Space e Amazon, poi dovrò attendere l'approvazione dei file e finalmente lo troverete online, pronto da ordinare. Cosa che annuncerò strillando ai quattro venti.
Mentre leggerete questa nuova avventura, che conterà circa 500 pagine (ora sapete perché ci ho messo tanto), mi dedicherò al consueto "dietro le quinte" che vi consiglio sempre di visionare dopo la lettura per non guastarvi qualche sorpresa.
Non vedo l'ora di leggere i vostri commenti e di tuffarmi nei prossimi due episodi, prima però mi serve una pausa.
Devo riprendere la mia vita fuori dalla Legione Segreta e, a questo proposito, devo fare le mie scuse a un sacco di gente, perciò comincio da qui.
Chiedo
scusa a tutte le persone che ho trascurato nei mesi di scrittura, il TdC per primo, che ha sopportato le mie lunghe assenze, anche se ormai ha accettato di essere tradito in continuazione con i miei personaggi. Chiedo scusa a
tutti gli amici che non ho ascoltato mentre mi parlavano perché pensavo
alla trama di Susanna e a quelli che ho dimenticato di richiamare, anche più di una volta. Chiedo scusa
per gli appuntamenti mancati, le mail senza risposta e gli auguri di compleanno in ritardo.
Grazie a tutti per la
pazienza. Questa è la dura vita di chi sta accanto a uno scrittore.
sabato 19 settembre 2015
Oltre Legione
Il
terzo libro è in revisione, manca poco all'uscita e potete preparare
la vostra poltrona preferita per godervelo.
Secondo i miei revisori è, finora, il migliore dei tre libri della saga. River resta nel cuore perché è il primo ed è con lui che si entra in questa nuova dimensione dove eventi storici reali e fantascienza si fondono. Gabriel è uno sguardo più approfondito sul mondo della Legione Segreta e presenta personaggi che torneranno nei libri successivi. Susanna rimescola le carte e proietta il lettore verso gli episodi successivi rivelando anche particolari del passato di altri personaggi come, per esempio, la verità sulla madre di River.
Secondo i miei revisori è, finora, il migliore dei tre libri della saga. River resta nel cuore perché è il primo ed è con lui che si entra in questa nuova dimensione dove eventi storici reali e fantascienza si fondono. Gabriel è uno sguardo più approfondito sul mondo della Legione Segreta e presenta personaggi che torneranno nei libri successivi. Susanna rimescola le carte e proietta il lettore verso gli episodi successivi rivelando anche particolari del passato di altri personaggi come, per esempio, la verità sulla madre di River.
Intanto,
però, la fucina di idee che ho in testa non smette di funzionare e
vi anticipo i miei prossimi progetti narrativi.
Durante
la stesura di Susanna, ho gettato le basi per gli ultimi due libri della saga e ho scritto già alcuni capitoli, oltre ad aver abbozzato le copertine
che vedete in anteprima in fondo a questo articolo.
Susanna
vi porterà in fondo al mare e nello spazio, Oliver nel mondo dei sogni e delle
cospirazioni, Maya... distruzione e catastrofe! Dopo quello non ci
sarà un sesto episodio perché voglio dedicarmi alle altre idee che
stanno fermentando nei cassetti virtuali del mio pc.
La
saga resterà quindi di cinque libri, come le cinque serie di The
Wire e Breaking Bad, ma ho in mente un regalo di fine serie per gli
affezionati di Legione. Ora vi spiego.
Avete
presente, nel primo libro, la missione di River e Tim sui monti
Urali? Raccontare ciò che scoprirono lassù non era funzionale alla
trama, in quel momento, perché l'obiettivo del capitolo era il dialogo
nella tenda. Sempre nel primo libro, scrivo che le porte dell'inferno
sono sette, ma parlo solo di quella a Kenorah. Nel secondo libro,
Gabriel si chiede cosa ci faccia una vecchia chiesa nel paesino senza
nome e Stefano svia il discorso, dicendo che è una storia
complicata. Nel terzo libro si parla di un legionario morto in
Antartide senza spiegare i dettagli della sua missione.
Bene.
Tutti
questi spunti rimasti in sospeso, insieme ad altri che non posso
svelarvi adesso, diventeranno racconti e li raccoglierò in un volume
che uscirà una volta terminata la saga, come le vecchie bonus track
nei cd o i contenuti speciali dei dvd. Non ho ancora un titolo e una
copertina per questa antologia di “scene tagliate” e diari dei legionari, ma c'è
tempo. Sappiate soltanto che la mia fantasia non vi lascerà mai
soli.
Al di
là dei libri, con la fine dell'estate, si rimette in moto la
macchina della promozione e allora preparatevi a eventi dal vivo e
sul web, collaborazioni e contaminazioni con altre forme d'arte.
Sto lavorando per voi!
martedì 30 giugno 2015
Le copertine dei miei libri
Non saranno bellissime,
non rispetteranno i canoni della grafica, non attireranno
l'attenzione, ma ho seguito delle regole personali.
Tutte le copertine dei
miei libri sono realizzate da me con Photoshop, programma che ho
imparato a usare ai tempi del mio primo lavoro in una copisteria.
Amici più esperti, col tempo, mi hanno svelato qualche trucco per sfruttarlo meglio e poi
mi diverto a cliccare sui vari strumenti e vedere cosa succede.
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