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martedì 5 aprile 2022

Il libro mancante


Alla pubblicazione dell'ultimo romanzo della serie Legione, è saltato fuori un eclatante errore sulla copertina che lo numerava 5 mentre era il quarto volume. 

Allora ho colto l'occasione per fare un sondaggio tra i miei lettori che, in quanto miei lettori e non persone normali, hanno optato per la fantasiosa opzione di lasciarlo così, consegnando il numero 4 al mito e al mistero nello spirito della Legione Segreta.

Il saggio, però, consiglia di fare di ogni errore un'opportunità, così ho pensato di riempire il vuoto con un volume un po' particolare, una raccolta di racconti: i diari dei legionari.

Ovviamente, impiegherò almeno un anno a completarlo e pubblicarlo, ma volevo dare la notizia perché in questo modo, poiché mi dà fastidio non mantenere gli impegni presi, sono obbligata a portarlo a termine senza lasciarmi andare alla pigrizia. Scrivere mi piace sempre, ma stando al computer tutto il giorno per lavoro, spesso mi passa la voglia di starci anche per piacere. Ma prometto di impegnarmi e riportarvi nel mondo della Legione Segreta.

sabato 19 gennaio 2019

Rassicurazioni reciproche

Ieri sera ho ricevuto questo messaggio via Facebook

Mi ha fatto un piacere immenso scoprire di non essere stata dimenticata malgrado la mia lunga assenza e mi ha anche dato modo di riflettere.

Innanzitutto, voglio rassicurare Lucia, autrice del messaggio e del blog Rukias pensieri e sensazioni, e chiunque altro lo stesse aspettando: l'ultimo volume di Legione uscirà, vorrei riuscire a pubblicarlo in marzo.

L'ultimo anno è stato difficile e impegnativo per me, sia sul lavoro che, soprattutto, in campo personale e per lunghi periodi ho trascurato la scrittura. Ammetto che tante sere mi pesava mettermi al computer a inventare avventure, mentre la mia vita reale era stravolta, però, avevo sempre in mente l'obiettivo di dare un finale alla serie perché detesto lasciare un lavoro incompiuto e, ora mi prenderete per matta, perché mi sentivo in qualche modo in debito verso i personaggi che ho creato. 

A parte gli amici che mi seguono e mi incoraggiano, ero anche convinta di aver ormai perso i miei lettori. Come ho risposto a Lucia, sono sempre stati così pochi da poterli chiamare per nome e, se per gli scrittori ambiziosi questo suona come un fallimento, per me, invece, è un aspetto importante e tenero: quanti dei miei "colleghi" possono vantare un rapporto così diretto e amichevole con chi li legge? Certo, il successo ha i suoi vantaggi, sarebbe bello potersi permettere di fare la scrittrice anziché l'impiegata, ma poi una sera, dopo una brutta giornata in ufficio, una lettrice ti scrive


e pensi che vale la pena andare fino in fondo anche soltanto per non deludere lei. 
Quindi ringrazio Lucia, che già dal nome è capace di accendere pensieri luminosi, e torno a scrivere. Alla fine è stata lei a rassicurare me.

mercoledì 3 gennaio 2018

Le leggi dei gatti e della scrittura

Il 26 dicembre mi sono svegliata con il piano di scrivere per un giorno intero.
Erano tutti via per le feste e avrei avuto il tempo e la pace di mettermi al computer con una tazza di caffè caldo e trascorrere ore all'avventura con i personaggi di Legione.

Prima di proseguire il racconto, serve un chiarimento: io non scrivo nella casa in cui abito. Mi sono sempre sentita più a mio agio al tavolo del salotto nel vecchio appartamento di famiglia, che è rimasto a mio fratello e la sua compagna, ma del quale ho ancora le chiavi e uso come studio ogni volta che posso.

giovedì 6 luglio 2017

Frammenti di Legione - Destino

«Vedo soltanto i fili rossi tessuti dal destino in una ragnatela di possibilità» disse muovendo le dita nell'aria «Intrecci e nodi cambiano con le decisioni che prendiamo e posso osservare le conseguenze di ogni singola scelta. Nelle mie visioni, la storia si riscrive in continuazione, conducendo a finali diversi. La differenza tra Gabriel e me è che lui sapeva quale strada avrebbe preso l'umanità a ogni bivio, conosceva l'unico finale reale tra quelli possibili.» 

Legione 4


Antonio Renna, illustrazione per Gabriel

mercoledì 21 giugno 2017

Frammenti di Legione - Egoismo

«A volte, l'egoismo è l'unica forma d'amore che rimane. Non è togliere amore agli altri, è amarsi come gli altri non sanno fare. A volte.»

Legione 4 

Antonio Renna, illustrazione per Maya


Trovate le illustrazioni per i volumi precedenti nella galleria.

lunedì 19 giugno 2017

Riflessione in parallelo

Tutti i difetti del nostro romanzo-capolavoro nella recensione di una serie tv. 
Giochiamo a sostituire la serie con la carriera di scrittore, l'episodio pilota con il romanzo d'esordio, i minuti con le pagine, gli attori con i personaggi, gli effetti speciali con lo stile, l'investimento in denaro con l'investimento in studio e impegno, e così via.
Poi facciamo del nostro meglio perché non si parli mai in questo modo di ciò che scriviamo.

«Non mi capita spesso di piantare lì un pilot prima della fine.
Voglio dire, che vuoi che siano quaranta minuti a fronte dei quaranta e passa episodi che vedo ogni settimana? Ti vedi il tuo bel pilot, lo recensisci, se t’è molto piaciuto vai avanti, se t’è piaciuto così così vai avanti lo stesso (si sa mai), se ti ha fatto schifo lo molli. Però insomma, il pilot te lo vedi tutto.
Ecco, Olympus, nuova serie epico-mitologica di SyFy, è riuscita dove altre hanno fallito: al minuto 33 ho detto basta.
Intendiamoci, non che SyFy sia una garanzia di qualità, le capita abbastanza spesso di toppare. Allo stesso tempo, però, ha anche le sue cosine carine tipo Z Nation e 12 Monkeys, e non le saremo mai grati abbastanza per Battlestar Galactica.
Ma Olympus no. Olympus non è neanche “brutta”, Olympus è “impresentabile”, che è molto diverso. È la differenza che passa tra cercare di creare un buon prodotto fallendo nel tentativo, e non rendersi conto che TUTTO quello che si sta facendo conduce inesorabilmente al fallimento.
Ho provato vero imbarazzo nel seguire quei 33 minuti. Ho pensato alle persone che lavorano alla serie, le ho immaginate tornare a casa alla sera, di fronte allo sguardo compassionevole del coniuge, e scoppiare a piangere dicendo “cosa ho fatto?”. Ho pensato al fatto che c’è chi ha speso dei soldi per fare questa cosa (comunque pochissimi) pensando davvero che qualcuno potesse dire “be’, bello”.
E ovviamente qualcuno c’è, perché se andate sulla pagina imdb della serie vedrete che un tot di persone hanno messo voti altissimi. Ma uno sguardo più attento ci mostra che sono tutte e solo ragazze sotto i diciotto anni. Cosa che comunque non mi spiego mica tanto bene, e mi inquieta anche un pochino in termini di futuro dell’umanità.
Scusate, non vi ho ancora detto di cosa parla.
In pratica c’è un giovane eroe che si chiama Hero (perché la chiarezza è importante) che all’inizio del pilot combatte contro un ciclope (il cui design, per lo meno su carta, è l’unica cosa dell’episodio che forse si salva). Lo combatte perché deve salvare una tizia, un oracolo, che poi deve riportare indietro per farsi dire delle cose, farsi aiutare con qualcosa, boh, salcazzo.
E mentre tornano indietro vengono aggrediti da due tizi assoldati all”Esselunga (e se non li hanno assoldati lì, per lo meno è lì che hanno preso i vestiti): il nostro eroe ne uccide uno, l’altro scappa e poi si scopre che è il fratello dell’oracolo. Dell’amico morto frega già niente a nessuno.
Nel frattempo vediamo altra gente, ad Atene, che si prepara per battaglie epicissime.
Il problema è che anche questi scampoli di trama sono difficili da assorbire, perché mentre la vicenda si dipana voi siete distratti dal sangue che vi esce dagli occhi.
Gli attori sono cani. Oh, ci sta, può capitare. Cioè, li hai scelti tu, non è certo colpa mia se poi ti devo insultare, ma vabbe’. Il protagonista Tom York è espressivo come un cappotto, sembra un Clark di Smallville molto più incapace, e già Tom Welling non era esattamente da oscar. Magari può pure essere considerato belloccio, ma davvero non ti ci faresti nemmeno servire l’aperitivo, penseresti che non ne è in grado.
E lui è tipo il più bravo.
Tutta la storiella è poco interessante, e si vede chiaramente il tentativo di scrivere uno show che, come altre serie contemporanee, metta insieme spunti presi da ogni dove. Da Once Upon a Time a Game of Thrones, seppur in modi diversissimi, molti telefilm giocano con i generi e con i personaggi, assecondando certe regole e infrangendone altre. Un metodo molto metatestuale che spesso funziona. Qui invece bastano quattro minuti perché della vita e della sorte di Hero non ce ne freghi assolutamente nulla, perché abbiamo la chiara percezione che se lui morisse non cambierebbe niente a nessuno.
Ma fin qui siamo ancora nell’ambito del brutto. Attori cani che recitano dialoghi spompi dentro trame poco interessanti: siamo effettivamente nel regno della bruttezza.
Ma questo è niente. Olympus diventa impresentabile quando le cose epiche vuole farle “vedere”. Siamo in una serie che parla di antichi eroi, dèi poderosi, mostri famelici ed eserciti in tanga. Insomma, sono cose che richiedono un certo livello di effetti speciali, una regia di un certo tipo. Tutt’intorno, nel resto del mondo cine-televisivo, ci sono i draghi di Game of Thrones, c’è 300, c’è pure Ray Palmer che fa Iron Man in Arrow. Insomma, il livello visivo delle serie cresce, bisogna starci dietro.
Da questo punto di vista, Olympus fallisce ogni volta che può.
Ogni.
Volta.
Sembra Hercules del 1995, ma neanche, almeno Hercules andavano a girarlo al parco e così avevano gli esterni. Qui è tutto un green screen evidentissimo, come quando si andava a Gardaland a farsi i video sul tappeto volante: ventimila lire e via, sei Aladino. Facevi anche finta di indicare un punto del suolo, laggiù in basso, quando in realtà indicavi le scarpe dell’addetto alla macchinetta, che alle undici del mattino ne aveva già pieni i coglioni dei bambini che gli indicavano le scarpe facendo finta che fossero casa loro vista dall’alto. Ma comunque era una cosa che facevi vedere a tua zia, non la mandavi in onda in tv. Se la fai vedere a tua zia sei tenero, se la mandi in onda sei imbecille.
Praticamente tutte le inquadrature di Olympus gridano vendetta. Una pochezza di mezzi e di idee che mette francamente a disagio. Una sensazione già non positiva, che viene ulteriormente acuita da alcuni momenti di spudorata copia: ad esempio quei ralenty simil-Spartacus, in cui però lo sfondo continua a essere disegnato coi pastelli a cera.
Ecco, magari se vai dai produttori di sta roba e glielo chiedi, ti dicono pure che sono tutte scelte stilistiche, insomma volute. E tu ridi, ridi, ridi…
Alla fin fine, cercando di recuperare un po’ di compostezza dopo che questi marrani mi hanno strappato 33 minuti di vita, credo che il problema di fondo sia uno: per fare Olympus hanno speso ventisei euro a episodio. No, non è un dato ufficiale, è una mia personale stima. Perché di certo manca la creatività e mancano gli attori e manca tutto, ma è davvero inaccettabile che una rete importante come SyFy si presenti al pubblico con una cosa che sembra un progetto scolastico delle medie girato col cellulare di due generazioni fa.
Eddai su, io sono anche uno a cui non piace infierire, però cazzo, la dignità è una roba importante.» 

Diego Castelli per Serial Minds, 2015

mercoledì 7 giugno 2017

Legione e onestà

Una conversazione virtuale con Fabio di Librinviaggio mi ha dato lo spunto per informarvi sul futuro di Legione

Lo scambio di battute che vedete nell'immagine è nato da questa sua recensione e mi ha dato conferma della correttezza di una decisione che ho maturato negli ultimi mesi riguardo la mia serie di romanzi: il prossimo libro sarà l'ultimo.

Sì, quella che doveva essere una serie di cinque si è trasformata in una quadrilogia, e ve ne spiego il motivo. Ogni romanzo di Legione è autoconclusivo, ma il filo che lega ogni trama è la storia dell'organizzazione segreta della quale fanno parte tutti i protagonisti. Quella storia ha un finale nella mia testa fin dal primo libro e nella trama di ogni episodio ho seminato dettagli che conducono a un'unica grande conclusione nella quale le singole vicende assumono un senso più ampio, ognuna prende il proprio posto in un panorama visto dall'alto.

Nell'ultimo anno ho lavorato contemporaneamente al quarto e quinto volume che, ambientato nel futuro, racconta un mondo nuovo, conseguenza e risultato delle vicende narrate nei precedenti e così compone quel panorama visto dall'alto. Chi ha letto i primi tre libri conosce la struttura di questi romanzi: i capitoli alternano il presente del protagonista e il passato dell'organizzazione che influisce sulla trama principale. Durante la stesura di questi ultimi due, però, mi sono resa conto che stavo tagliando molti capitoli del quarto per usarli come flashback del quinto. Non volevo anticipare al lettore informazioni che andavano rivelate nell'episodio finale, ma così facendo la trama del quarto risultava impoverita al punto che mi sono trovata a un bivio: aprire nuove sottotrame nel passato oppure fondere i due episodi che, in fondo, nascevano già legati tra loro in maniera più evidente rispetto ai precedenti. Ho scelto la seconda via perché, tornando al discorso con Fabio, è la più onesta. Stavo spezzando in due volumi una trama che si presentava spontaneamente unica e, al di là della stonatura che infastidiva me per prima, non c'era motivo di far uscire due libri annacquati al posto di uno saporito. 

Gli esperti di marketing si staranno strappando i capelli: perché vendere un libro quando potresti venderne due? Perché io non faccio marketing, io scrivo. E non ho un editore che mi imponga di produrre un certo numero di libri in un certo periodo che io sia ispirata o meno, come credo sia accaduto all'autore che ha deluso Fabio. Io scrivo e non vorrei mai che un giorno un mio lettore si sentisse preso in giro in quel modo. 
Perciò vi mostro la bozza di copertina di Maya che sarà il quarto e ultimo libro della serie e vado a finire di lavorarci. State tranquilli: non vi annegherò in un brodo allungato e insapore se posso servirvi un piatto gustoso. Vi avviso quando è pronto in tavola.


giovedì 23 marzo 2017

Diverse voci

Non pare anche a voi che quando scrivo sull'altro blog la mia voce sia diversa?

Sono sempre io, ma a parlare è un lato di me che per la testa ha tutt'altro che la scrittura. Forse si tratta di quello scrivere di getto, quell'istinto di lanciare il messaggio senza preoccuparsi in anticipo della forma. Eppure non è un raccontare senza filtri perché penso a cosa raccontare e cosa omettere. Credo che la diversa voce dipenda dal diverso interlocutore: la “scrittrice” parla a un lettore, il suo lettore ideale, ma comunque uno sconosciuto; la viaggiatrice parla ai suoi amici rimasti a casa e qualche volta ad altri viaggiatori che, seppure sempre sconosciuti, sento più vicini di un ipotetico lettore dei miei romanzi.

Ha senso per voi? Oppure ho un disturbo della personalità?


Delirio, Bill Sienkiewicz per Neil Gaiman


lunedì 6 marzo 2017

Dedizione

Come vi ho detto, sto dedicando questi primi giorni al lodge ad abituarmi al clima e al fuso orario (ho un'età e certi sbalzi mi stendono), scrivere, rilassarmi ed esplorare i dintorni. Sono ancora l'unica cliente, è bassa stagione, e mi godo tutto questo come se appartenesse solo a me.

Il richiamo della natura è forte. Passerei tutto il giorno a esplorare questo giardino che in pochi passi diventa foresta, con le creature che ci abitano e si muovono, cantano, corrono, volano, sospirano intorno a me. Lo vedo aspettarmi dietro le finestre, ma ho un romanzo da finire. Prima che cominci l'avventura vera, quella per cui mi trovo in Indonesia, ho bisogno completare ciò che è rimasto in sospeso nelle ultime settimane. In realtà non mi pesa, ho voglia di scrivere, mi piace e mi appaga, mi trovo anche nella situazione perfetta: isolata in un luogo stupendo. Mi chiedo dove mi troverò, invece, a scrivere il prossimo libro. Chi può dirlo? Per adesso m'impegno a terminare questo.

Qualche volta, confermo i vostri sospetti, mi concedo una passeggiata o una nuotata in piscina e ve ne parlerò sull'altro blog nei prossimi giorni. Per gran parte della giornata, però, rimango nella quiete della mia camera a lavorare, con una tazza di tè e gli appunti presi sui quaderni che mi porto sempre appresso. Quando mi siedo a questa bella scrivania, non sento più nemmeno il cigolio delle pale sul soffitto, non mi accorgo del sole che cala. Sono talmente concentrata che dimentico di mangiare e al ristorante ormai hanno preso l'abitudine di telefonarmi in camera per avvisarmi che è ora di cena. 
Grande dedizione, la mia e la loro.




sabato 4 marzo 2017

Bali writing


Questa è la mia scrivania a Bali. 
Dopo aver raccontato il mio arrivo sull'altro blog - è su quello che potete seguire il mio viaggio, qui c'è solo il mio alter ego di scrittrice - da oggi proseguo la stesura del quarto volume di Legione, anche perché alla notizia della mia partenza orde di lettori preoccupati, almeno otto persone, mi hanno scritto per essere rassicurati che la mia nuova vita non comprometta la conclusione della serie.
Tranquilli, qui ho la quiete e il tempo di accontentare voi e me che, distratta dai preparativi, ultimamente ho scritto davvero molto poco e ne ho una gran voglia. Perciò vi saluto e mi metto al lavoro.

lunedì 27 febbraio 2017

Vita in barattoli


«Scrivere in me-naturale. Alcuni scrivono in me-diesis»
Paul Valéry, Tal quale, 1941/43


Un caro amico mi ha consigliato di appuntarmi le intense sensazioni di questi ultimi momenti prima della partenza. Lo faccio da sempre. Ho l'abitudine di raccogliere a parole, su un quaderno o in un file, emozioni, pensieri, stati d'animo e sentimenti per conservarli così come li provo. Li metto in barattoli sotto vuoto appena sfornati dal cuore, dalla mente o da una qualsiasi parte del corpo, così mantengono fragranza e freschezza nel tempo. 

Li apro quando scrivo, li rivivo e li adatto alle esigenze della trama. Sì, i miei romanzi sono storie fantastiche e improbabili - impossibile non esiste - però contengono sentimenti veri, presi da quei barattoli. Soffrire e immaginare di soffrire non sono la stessa cosa. Quello che i miei personaggi dicono, pensano e provano viene da lì ed è autentico.

Alcuni barattoli sono etichettati: innamoramento, dolore, euforia, paura, nostalgia, desiderio, ansia, rabbia... Altri contengono emozioni e reazioni particolari che non hanno un nome preciso, eppure sono certa che sapreste riconoscerle, se evocate con le parole giuste al momento giusto, perfino in mezzo a storie fantastiche. Ciò che sto provando e pensando in questi giorni non ha nome e forse non basterebbe tutta la mia immaginazione per inventarlo se non lo stessi vivendo, ma lo metto in un barattolo e riuscirò a raccontarlo in qualche modo perché è anche questo che fanno gli scrittori.

Dunque, vi giro il consiglio di appuntarvi come vi sentite in certi momenti della vita, come vi sentite davvero, non in voi-diesis.

giovedì 5 gennaio 2017

A tende chiuse

E se smettessi? Se chiudessi questo blog? Se terminassi la pentalogia di Legione - mi fa male lo stomaco a lasciare le cose a metà - e non pubblicassi altro? Se a quel punto la scrittura tornasse a essere una faccenda privata?

Ci ho pensato spesso. Ci sono menti e penne migliori in giro, qualcuna qui nei dintorni, e alla gente sarebbe più utile leggere loro.

Ma poi anche per me, insomma. Questa smania di imparare a scrivere meglio, questo misurarmi in continuazione, questo svergognarmi in pubblico, questa sofferenza da insoddisfazione che ogni volta che metto un pensiero in parole mi pare più brutto e più piccolo di com'era nella mia testa, questa preoccupazione di piacere quanto chi piace senza sforzo perché è obiettivamente più bello e bravo di me e di tanti altri.

Dovrei scrivere come mi basta, quando posso stare in mutande e spettinata perché tanto le tende sono chiuse. Ah, che pace! 


E che bel calduccio accanto a questo falò ;)

mercoledì 30 novembre 2016

Amici collaboratori

Ringraziandoli pubblicamente, oggi vi presento i miei amici-collaboratori, quelli che i professionisti chiamano “beta reader”.
È gente che si prende la briga di leggere i miei romanzi mentre li scrivo, ricevendo periodicamente i file con i nuovi capitoli per restituirmeli insieme a critiche, appunti e commenti. Il loro compito non consiste nell'intervenire sulle mie scelte riguardo la trama, gli argomenti o lo sviluppo di un romanzo, ma darmi la loro impressione da lettori come farebbero con il libro di uno sconosciuto. Non sono editor, si prestano a questo lavoraccio gratuitamente, per gentilezza o curiosità e per questo meritano tutta la mia gratitudine.
Ecco a voi...

lunedì 28 novembre 2016

Domanda apocalittica

Ormai ho bruciato il "calendario editoriale" e scrivo quando mi pare, tipo oggi.

Salvatore Anfuso ha pubblicato un post con l'incipit di un suo eventuale romanzo. Eventuale perché, prima di scrivere oltre, ha voluto valutare l'interesse del pubblico attraverso un sondaggio, sfruttando come campione i lettori del suo blog. 

La sua domanda iniziale era "La leggereste una storia così?", ma rispondendo al mio commento, ne ha posta una più interessante, quella che ho evidenziato in rosso.

mercoledì 16 novembre 2016

Gatti

Come ogni proprietario di gatti ben sa, nessuno può possedere un gatto.
(Ellen Perry Berkeley)

sabato 12 novembre 2016

Scavare


Siamo tutti esseri umani e ovunque ci conducano le differenti strade che scegliamo avremo sempre qualcosa in comune nel profondo. Il che non è sempre positivo.
Ci si immedesima nel personaggio di un libro perché si riconoscono dei tratti familiari nel carattere, nel pensiero, nell'azione e nella reazione. Non perché ci somigli, ma perché possiamo comprenderlo anche nell'essere il nostro opposto.

sabato 29 ottobre 2016

L'onestà delle squillo

Di tanto in tanto mi piace rivedere qualche puntata di Lie to me, la serie tv con Tim Roth nel ruolo dello stravagante scienziato Cal Lightman, studioso del linguaggio del corpo. 
Oltre a piacermi per le trame degli episodi e ispirarmi a fare la ola sul divano per l'interpretazione di Tim Roth che oscura tutti gli altri attori, trovo spesso in questa serie spunti interessanti che possono essere applicati alla scrittura, sia nel dare vita ai personaggi che nella costruzione dei dialoghi.

Tempo fa, un'amica mi ha regalato il libro I volti della menzogna di Paul Ekman che ha ispirato la serie, un saggio sugli indizi involontari che il corpo rivela quando si mente. Non l'ho ancora letto per intero, ma l'argomento mi intriga e qualche nozione mi tornerà utile.

Nel descrivere, per esempio, l'atteggiamento di un personaggio in una certa situazione posso inserire minuscoli particolari che tratteggino con più precisione il suo stato d'animo, che accompagnino la manifestazione dei suoi pensieri. Senza appesantire il racconto con lunghe spiegazioni, attirare l'attenzione su un particolare può sostituire dieci righe di descrizione evocando una precisa espressione del volto o un gesto significativo. Possono essere gli angoli della bocca che si piegano in un certo modo, le rughe intorno agli occhi che non compaiono nei sorrisi di circostanza, il movimento delle sopracciglia, la direzione dello sguardo, la postura, i gesti e la posizione stessa del corpo rispetto allo spazio e alle altre persone. 
Certi dettagli rivelatori si trovano anche nel modo di parlare, nel tono della voce, nella scelta delle parole. Un personaggio che si riferisca a qualcuno chiamandolo "quella donna" o "quell'uomo" ne sta prendendo le distanze in maniera evidente, i termini con i quali si nega o si afferma qualcosa sono altrettanto importanti per una versione convincente, realistica, aderente allo stato d'animo di chi pronuncia la frase. Pensateci.

Chiudo con una citazione del bizzarro e carismatico dottor Lightman che ha poco a che vedere con le riflessioni che ho appena fatto, ma mi è rimasta impressa dalla puntata che ho visto poche sere fa:

"Tutti paghiamo per fare sesso, in un modo o nell'altro. 
Le squillo almeno sono oneste sul prezzo."

mercoledì 26 ottobre 2016

Dadi e universi

Anni fa lessi un fumetto. No, ricomincio.
Anni fa mio fratello mi fece leggere un fumetto. È lui che li compra, lui il collezionista, lui il suggeritore che quando scova tra le sue innumerevoli letture qualcosa che potrebbe garbarmi me lo cede in prestito con mille raccomandazioni e minacce perché lo riconsegni in ottime condizioni. Insomma, ho letto, sfogliandolo con delicatezza, un fumetto del quale ricordo solo un particolare. Non so dirvi quale fosse il titolo, il disegnatore, lo sceneggiatore, né se fosse americano, inglese, francese, ma non era italiano. Non so dirvi quale fosse la trama perché proprio non mi viene in mente di quale fumetto mi sia rimasto impresso questo straordinario particolare, eppure è straordinario.

In ogni caso, verso le ultime pagine, la voce dell'autore compariva all'improvviso in due vignette. Nella prima citava la celebre frase di Einstein "Dio non gioca a dadi con l'universo" e nella seconda rispondeva al lettore "Io sì". 
Me lo ricordo a distanza di anni perché è un modo, a mio parere geniale, di descrivere il potere dello scrittore sulle storie che racconta. Si adatta a me che scrivo romanzi di fantasia, ma forse anche chi riporta fatti realmente accaduti ci mette del suo decidendo in che maniera raccontarli, da quale punto di vista, cosa evidenziare e cosa omettere. 
Anch'io gioco a dadi con l'universo che racconto, ho potere di vita e di morte sui miei personaggi, creo e distruggo, intreccio i fili del destino a mio piacimento. Lo svolgimento della trama dipende dalla mia immaginazione e ho il pieno controllo di eventi, azioni e reazioni. 
L'ebbrezza generata da questo potere è uno dei motivi per i quali amo scrivere perché, al contrario di quanto accade nella vita reale, posso fare ciò che voglio dell'universo, lo possiedo e lo modello secondo il mio gusto, realizzo sogni e incubi, mi prendo rivincite, faccio regali ed elargisco punizioni. Con una penna in mano sono onnipotente e mi diverto da morire, come l'autore di quel misterioso fumetto.

Questo non ha nulla a che fare con la comunicazione, la pubblicazione, il piacere ai lettori, le vendite. Questo è solo parte dell'intima delizia di scrivere, il godimento personale, l'egoistico sollazzo dell'artista. 
Ogni tanto, fa bene mettere il piacere prima del dovere.



Appendice: alla ricerca del ricordo perduto

Per ritrovare il titolo di quel fumetto ho chiesto aiuto ai lettori di Mondo di Nerd. Hanno risolto l'enigma: la risposta un filino spaccona alla citazione è di Grant Morrison, fumettista scozzese che conosco pure bene per altri fumetti, ma non ricordavo proprio questa sua uscita in "Animal Man". D'altra parte è famoso per essere uno scrittore parecchio originale. Evviva l'ego di Grant e grazie mille agli amici nerd che mi hanno tolto il dubbio postando perfino l'immagine delle vignette che ricordavo.

Ora, però, si configura un altro mistero. Mio fratello, al quale ho ovviamente domandato per primo di quale fumetto si trattasse e nemmeno lui lo ricordava, saputo della scoperta, mi ha detto: "Quando me l'hai chiesto, ho subito pensato a Grant Morrison perché fa spesso del metafumetto. Io però non ti ho mai prestato Animal Man."
I dadi sono rotolati giù dal tavolo.

le vignette misteriose

mercoledì 19 ottobre 2016

Abiti elettrici e altre metafore

L'idea non è un lampo per me, somiglia più al diradarsi di una foschia che si sfilaccia rivelando i colori del paesaggio, forme e contorni si delineano rapidamente e alla fine appare nitida l'immagine di qualcosa da raccontare. Fermo l'idea su un foglietto e già mentre cerco le parole per imbrigliarla ci sto ragionando, la sto complicando con possibili sviluppi che si diramano in ogni direzione come fulmini. Appena ho tempo, poi, estraggo dalla borsa foglietti pieni di frasi che ancora crepitano di fulmini e altri ne genera la trascrizione nel mio file di appunti perché basta un cambiamento di luce a trasformare un paesaggio, una frase suona diversamente al mattino o di sera, con il sole o se fuori piove. 


Aspetto una giornata tranquilla, senza impegni, per dedicarmi alla cura di quelle idee, per manipolarle e farne racconti, romanzi oppure opere incompiute da riprendere in futuro sotto la luce giusta. Quando arriva quella giornata tranquilla, sono elettrizzata per la voglia di sedermi al computer ed entrare nel file di appunti come fosse lo specchio di Alice, attraversare il confine tra la realtà che mi circonda e la realtà che ho nella testa. Mi eccita avere un mucchio di foglietti che sparano fulmini da liberare sulla scrivania. Adoro riordinare tutte quelle frasi, raffinarle, scoprire un legame tra due idee comparse a settimane di distanza l'una dall'altra, assegnare a ogni cosa il nome più adatto. 



Questa attività è diversa per ogni storia, a seconda del tema, del genere, dell'atmosfera: a volte somiglia al piantare un seme e coltivare la pianta per farla crescere rigogliosa fino alla fioritura; altre volte è come modellare la creta o scolpire il marmo; altre ancora sembra di dipingere un quadro, comporre una sinfonia, cucina un piatto gustoso.
Oppure confezionare un vestito, dipanando la matassa di parole aggrovigliata dall'esplosione di tanti fulmini e cominciare con quel filo a tessere una storia. Trama e ordito, un lungo lavoro di telaio per poi passare a tintura, taglio e cucito, rifinitura degli orli, fissaggio dei bottoni facendo attenzione che ognuno sia allineato col proprio occhiello, scelta ragionata sull'aggiunta o eliminazione di decorazioni, lavaggio stiratura... E alla fine da una tempesta di fulmini ho confezionato un abito elettrico come le emozioni che contiene, pronto a trasferirle a chiunque desideri indossarlo.



Qualunque metafora scelga per raccontarvi quello che i tecnici chiamano “il processo creativo” non sarà sufficiente a rappresentare il passaggio dall'immaginazione alla parola scritta perché si tratta di una manovra molto personale, differente per ogni scrittore e artista, differente anche, come ho detto, per lo stesso scrittore in momenti diversi. Proprio il fatto che sia ogni volta un'esperienza nuova è il motivo per cui amo scrivere, mi emoziona, mi impegna, mi gratifica e mi piace poter condividere un parte di queste sensazioni con chi ne legge il risultato. Tutto il resto, la pubblicazione, i numeri, il blog, le definizioni, viene dopo e non è all'altezza.

sarto nel mercato di Ubud - Bali 2012


mercoledì 12 ottobre 2016

Preparazione vs immaginazione



Bene, aspirante scrittore, hai studiato. Hai ripassato grammatica e sintassi, hai letto abbastanza libri e fatto abbastanza esercizi da padroneggiare con disinvoltura tecniche narrative di ogni genere, hai acquisito i trucchi del mestiere. Hai ragionato sugli stili, dal classico al moderno, sulle strutture, sui canoni, sulle regole e le eccezioni. Hai imparato a costruire scalette e castelli, a tessere trame, a creare ambientazioni, delineare personaggi e farli dialogare. Sai tutto sulle bozze, l'editing, le revisioni. Sei informato sul mondo dell'editoria in tutte le sue forme. Continui a frequentare blog di scrittori con i quali scambi consigli e opinioni e condividi passioni e frustrazioni. Sei preparato sotto tutti gli aspetti, sei pronto a cimentarti con successo in qualsiasi genere letterario e perfino inventarne uno nuovo. Sai come scrivere.

Ma sai cosa scrivere?



P.s. Lo so, oggi è mercoledì e io pubblico il giovedì e il sabato. Ma sapete una cosa? Il blog è mio e ci gioco come voglio io. D'ora in poi pubblicherò il mercoledì e il sabato... Se mi va :)