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martedì 16 agosto 2022

Filosofia dell'opportunità

Penelope, da grande, vuole fare l'astronauta cantante.

Le bambine sanno di poter diventare chiunque desiderano, ma poi accade qualcosa lungo la strada verso l'età adulta che spegne le loro ambizioni, a un certo punto quella strada prosegue solo per i maschi, mentre è sbarrata per le femmine. Come si rimuove quella barriera?

Perché si ottengano davvero pari opportunità bisogna combattere la cultura del maschi e femmine separati, con percorsi predefiniti, con scelte obbligate e occasioni precluse, o peggio del maschi contro femmine, per arrivare a maschi e femmine insieme, secondo le personali inclinazioni e talenti, indipendentemente dal genere. Per farlo, è necessario mescolare gli ambienti di studio e di lavoro, abituare ragazzi e ragazze a collaborare agli stessi progetti e vedersi negli stessi ruoli perché diventi normale aspirare alla stessa posizione o condividerla.

In alcuni campi sono sempre mancati i modelli di riferimento e non è da tutte essere pioniere in una disciplina o un mestiere storicamente dominati da uomini. Oggi, però, cominciamo ad osservare piccoli cambiamenti grazie alle donne che sono riuscite a dimostrare il proprio valore e a portare il proprio contributo in quegli ambiti. Possiamo elencare tante donne importanti e celebri, ma quando penso a modelli e opportunità, mi torna in mente un ricordo banale eppure emblematico: quando nel 2000 uscì la prima serie di CSI, quella originale ambientata a Las Vegas prima che ne nascessero infiniti spin-off, mi ci appassionai molto perché amo il genere poliziesco e lessi un'intervista a Marg Helgenberger che interpretava Catherine Willows, be' l'attrice raccontò con orgoglio che il suo personaggio aveva ispirato tante ragazze, spingendole a studiare materie scientifiche un tempo scelte solo dai maschi e ad aspirare a carriere in un campo mai considerato prima. Sembra una sciocchezza, ma dimostra che è proprio il pensiero delle donne a dover cambiare per primo e aprirsi a immagini di sé in ruoli nuovi.

La chiave sta nell'educazione, sia in famiglia che a scuola che sui media. L'educazione porta alla fiducia nelle proprie capacità, l'istruzione porta alla consapevolezza dei propri talenti e dei propri limiti nelle diverse materie così che si possa scegliere la strada che più ci appassiona e per la quale siamo più portati. Poi l'impegno porta alla competenza nel campo prescelto e, a quel punto, per raggiungere il successo manca solo l'occasione giusta. Pari opportunità secondo me significa competere alla pari perché tutti hanno la stessa opportunità di studiare, di fare carriera, di realizzare le proprie aspirazioni. Poi ci sarà sempre chi riesce meglio e chi fallisce, chi rinuncia e chi ha successo, chi cambia idea e chi si accontenta, ma indipendentemente da come vada a finire è giusto che tutti abbiano un'opportunità.

In fondo, la diversità di caratteristiche, di punti di vista, di approccio ai problemi, è una ricchezza che porta all'evoluzione per cui una maggiore inclusione allarga qualunque orizzonte, mentre escludere porta a un impoverimento di idee e a uno spreco di potenzialità. E questa "filosofia" di inclusione e opportunità non dovrebbe fermarsi alle donne, ma applicarsi anche agli altri tipi di discriminazione che siano età, etnia, religione... Pensate, per esempio, al reddito: chi nasce in un paese povero non ha certo le stesse opportunità di studio e di lavoro di chi si trova in un paese ricco e industrializzato, ma magari in un villaggio sperduto dell'Africa o dell'Asia è appena nato un piccolo Einstein e il mondo non godrà del suo genio solo perché non avrà accesso alle stesse risorse e agli stessi diritti di un piccolo imbecille nato in Svezia. Pari opportunità portano a "che vinca il migliore", non il più fortunato o il più ricco o il cugino del più potente.

Meno barriere e pregiudizi, più astronaute cantanti.


lunedì 9 luglio 2018

History repeating

Anno 1970
Riguardo corsi e circoli di scrittura



«Perlopiù sono gruppetti di scrittori scadenti che si riuniscono e... emerge sempre un leader, che si autopropone, in genere, e leggono la loro roba tra loro e di solito si autoincensano l'un l'altro, e la cosa è più distruttiva che altro, perché la loro roba gli rimbalza addosso quando la spediscono da qualche parte e dicono: “Oh, mio dio, quando l'ho letto l'altra sera al gruppo hanno detto tutti che era un lavoro geniale”.
Puoi ottenere delle critiche costruttive ma accade raramente in quei gruppi. […] Il miglior modo per imparare a scrivere è leggere i bravi scrittori e vivere. Questo è tutto quello che si deve fare. Non serve un gruppo.»

Charles Bukowski



venerdì 26 gennaio 2018

Riscrittura

Sono le nove di un sabato sera come tanti ed entrano i soliti clienti.
C'è un vecchio signore seduto vicino a me che fa l'amore col suo gin tonic. Mi dice: «Figliolo, puoi suonarmi un ricordo? Non sono ben sicuro di come faccia, ma è triste e dolce e la sapevo a memoria quand'ero giovane.»

Suonaci una canzone, sei il pianista, suonaci una canzone stasera. Siamo tutti in vena di ascoltar musica e devi farci star bene.

John, il barista, è un mio amico, mi fa bere gratis. È sempre pronto a scherzare o accenderti una sigaretta, ma vorrebbe trovarsi altrove. Dice: «Bill, questa vita mi sta uccidendo» mentre il sorriso svanisce dal suo volto. «Sono sicuro che potrei diventare un divo del cinema, se solo potessi lasciare questo posto.»
Paul è un agente immobiliare e romanziere che non ha mai avuto tempo per una moglie, sta chiacchierando con Davy che è ancora in marina e probabilmente ci resterà tutta la vita.
E la cameriera fa la diplomatica, mentre gli uomini d'affari si ubriacano lentamente. Sì, condividono un drink chiamato Solitudine, ma è sempre meglio che bere da soli.

Suonaci una canzone, sei il pianista, suonaci una canzone stasera. Siamo tutti in vena di ascoltar musica e devi farci star bene.

È abbastanza affollato per un sabato e il proprietario mi sorride perché sa che è per me che sono venuti, per dimenticare le loro vite per un po'.

E il pianoforte suona come un carnevale e il microfono puzza di birra e loro siedono al bar riempiendo di mance il mio barattolo e dicendo «Amico, che ci fai qui?»

Suonaci una canzone, sei il pianista, suonaci una canzone stasera. Siamo tutti in vena di ascoltar musica e devi farci star bene.

Billy Joel
Piano Man, 1973

Questo è il racconto che ho trovato bell'e pronto nella canzone del signor Joel, mentre guidavo.  Basta il testo a farmi pensare mille cose sulla scrittura, in particolare su personaggi che sono descritti alla perfezione con appena quattro parole ciascuno e sono facili da immaginare.
Scritto il post, ne ho cercato il video per farvi ascoltare la canzone e ho scoperto che ne esistono due versioni talmente diverse che lo stesso pezzo sembra trasformarsi. Passano oltre dieci anni tra i due filmati e, mentre il testo rimane lo stesso, parola per parola, cambia il locale, cambia l'aspetto dei clienti, cambia la moda, cambia l'economia, cambia lo spirito di quel sabato sera. 
E guardate il signor Joel, come suona da ragazzo e come da adulto, lui è l'unico rimasto a (re)interpretare se stesso – il personaggio del suo racconto – e in quei dieci anni ha perso qualcosa e guadagnato qualcosa.

Video originale


Versione del 1985






mercoledì 3 gennaio 2018

Le leggi dei gatti e della scrittura

Il 26 dicembre mi sono svegliata con il piano di scrivere per un giorno intero.
Erano tutti via per le feste e avrei avuto il tempo e la pace di mettermi al computer con una tazza di caffè caldo e trascorrere ore all'avventura con i personaggi di Legione.

Prima di proseguire il racconto, serve un chiarimento: io non scrivo nella casa in cui abito. Mi sono sempre sentita più a mio agio al tavolo del salotto nel vecchio appartamento di famiglia, che è rimasto a mio fratello e la sua compagna, ma del quale ho ancora le chiavi e uso come studio ogni volta che posso.

venerdì 8 dicembre 2017

Alberi, stelle, parole

«Guardiamo gli alberi, e li chiamiamo alberi, dopo di che probabilmente non pensiamo più alla parola. Chiamiamo una stella stella, e non ci pensiamo più. Ma bisogna ricordare che queste parole, albero, stella, erano (nella loro forma originaria) nomi dati a questi oggetti da gente con un modo di vedere diverso dal nostro. Per noi un albero è, semplicemente, un organismo vegetale, e una stella semplicemente una palla di materia inanimata che si muove lungo una rotta matematica. Ma i primi uomini che parlarono di alberi e di stelle vedevano le cose in maniera del tutto differente. Per loro, il mondo era animato da esseri mitologici. Vedevano le stelle come sfere di argento vivo, che esplodevano in una fiammata in risposta alla musica eterna. Vedevano il cielo come una tenda ingioiellata, e la terra come il ventre dal quale tutti gli esseri viventi sono venuti al mondo. Per loro, tutta la Creazione era intessuta di miti e popolata di elfi.»


John Ronald Reuel Tolkien


lunedì 20 novembre 2017

Abbiamo l'obbligo

«Abbiamo un obbligo noi scrittori, e soprattutto noi scrittori per bambini. L’obbligo di scrivere cose vere, particolarmente quando creiamo storie di persone che non esistono in luoghi immaginari: per far capire che la verità non è ciò che accade ma ciò che ci dice qualcosa su ciò che siamo. Dopotutto, la narrativa è una bugia per raccontare la verità. E mentre dobbiamo dire ai nostri lettori cose vere, e dare loro armi e armature, e trasmettere quel poco di saggezza che abbiamo guadagnato nella nostra breve esistenza, abbiamo l’obbligo di non fare la predica o la ramanzina, di non spingere giù a forza nella gola dei nostri lettori bocconi premasticati di moralità, come fanno gli uccelli quando danno le larve ai loro piccoli.»

«Abbiamo l’obbligo di usare la lingua. Per metterci alla prova, per scoprire cosa le parole significano e come utilizzarle per comunicare chiaramente. Non dobbiamo provare a congelare il linguaggio, a farne una cosa morta e da riverire. Dobbiamo usarlo come una cosa viva, che scorre, e permettere ai significati di cambiare con il tempo.»

«Ad Albert Einstein fu chiesto una volta come fosse possibile rendere i bambini più intelligenti. La sua risposta fu semplice e geniale: “Se volete che un bambino sia intelligente leggetegli delle favole. Se volete che diventi più intelligente, leggetegli più favole”. Aveva capito il valore della lettura e dell’immaginazione. Spero che potremo dare ai nostri figli un mondo in cui leggeranno, e saranno letti, e immagineranno, e capiranno.» 

Neil Gaiman, 14 ottobre 2013












Aggiungo io: chi vuol diventare uno scrittore professionista, deve avere un'etica professionale. Significa avere rispetto per la scrittura e rispetto per chi legge.
Non esistono giustificazioni alla banalità, alla scarsa cura dello stile, alla mancanza di ricerca. Un professionista non punta alla sufficienza, deve spingersi al di sopra della media, in ogni campo. Anche nei contratti per la ristrutturazione di un bagno si specifica che il lavoro dev'essere eseguito a regola d'arte. A regola d'arte. Arte.





venerdì 10 novembre 2017

Si può sempre fare meglio

«La capacità di essere autocritici è una grande risorsa. Per questo scrivo i miei testi a mano, perché scrivendo a mano è molto più facile inserire, tagliare, correggere, cancellare. I miei testi, soprattutto quelli dei libri, sono un groviglio di cancellazioni, rifacimenti e "fumetti" da inserire che da vent'anni Barbara Ferranti, copista eccezionale, riesce a decifrare, consegnandomi in un attimo una copia perfetta.
Ma soprattutto ho capito da subito che bisogna documentarsi bene, prima di scrivere qualunque cosa. In questo mestiere, che porta ad avere una visibilità così forte, non si può sbagliare: gli errori non vengono perdonati e rimangono incollati alla propria immagine come un cartellino.
Il consiglio che posso dare ai giovani è: nel vostro lavoro, qualunque esso sia, puntate all'eccellenza. Si può sempre fare meglio: farsi venire un'idea nuova, leggere un libro in più, scoprire un nuovo dato, migliorare una presentazione. Non accontentatevi...
Queste cose mi sono state estremamente utili quando, molto più tardi, ho cominciato a fare divulgazione scientifica. Divulgare infatti vuol dire, in pratica, tradurre dall'italiano in italiano, dicendo le stesse cose in modo chiaro. Un lavoro non sempre facile perché per poter spiegare bisogna prima aver capito bene.»

Piero Angela, Il mio lungo viaggio


venerdì 3 novembre 2017

Gattara

L'amica Feddi ha da poco terminato un corso di "Consulente della relazione felina" (sì, esiste) che le interessava per via del suo lavoro al gattile comunale.
Mi ha inviato questo estratto da uno dei libri di testo sui quali ha studiato, La mente del gatto di Bruce Fogle, e voglio condividerlo con voi.

«Durante la guerra del Vietnam, qualche intelligentone che quasi sicuramente possedeva dei coon hound, e che non aveva mai dato un ordine a un gatto in tutta la sua vita, decise che l'esercito avrebbe dovuto provare a utilizzare i gatti come guide notturne per i soldati. Dopotutto, deve essersi detto, i cani hanno ottimi sensi e li utilizziamo per fiutare materiale militare. I gatti hanno un'ottima vista notturna, perciò dovremmo usare anche loro. Dimenticò, o forse non l'aveva mai saputo, che addestrare i gatti è facile – finché si sceglie qualcosa che si divertono a fare. In questo programma i gatti vennero forniti di bardature e venne detto loro di condurre i soldati attraverso la giungla, di notte. Dopo mesi di manovre notturne, venne trasmesso un rapporto; eccone alcuni brani:
Una squadra, a cui era stato ordinato di partire, è stata condotta dai gatti in direzioni totalmente diverse... In molte occasioni gli animali hanno guidato di corsa le truppe nella folta boscaglia all'inseguimento di topi di campagna e uccelli... Le truppe han dovuto costringere i gatti a seguire la direzione della pattuglia... Spesso l'esercitazione portava gli animali ad appostarsi e attaccare le cinghie pendenti dello zaino del soldato che marciava direttamente davanti all'animale... Se il tempo era inclemente o se anche solo minacciava di potersi mettere al brutto, i gatti non si trovavano mai da nessuna parte.»

Chi vive con un felino sta sicuramente ridendo come me, immaginando i gatti che giocano con le cinghie degli zaini e che guidano le truppe all'inseguimento di topi.
L'autore è un veterinario e il libro si apre con un'introduzione che è una sincera ammissione dell'incapacità umana di capire i gatti, forse gli animali in genere, ma i gatti in particolare:
«Lasciatemi dire innanzitutto che non esiste alcun modo che consenta di scrivere sui gatti e di essere al tempo stesso ritenuti persone sensate e assennate.»
Ecco, mi andava di pubblicare questo post perché mi conoscete come viaggiatrice e scrittrice, ma sono anche gattara. E un sacco di altre cose più o meno evidenti.
Miao a tutti.

domenica 10 settembre 2017

Romanticissima me

Raggiunto il traguardo del millesimo post, Helgaldo smette di pubblicare. Comprendo e sostengo la sua scelta, ma per me privare la rete di Dadovestoscrivendo è come togliere John Belushi da questa scena. Sono una romantica, che posso farci?




martedì 5 settembre 2017

Saggezza Topolare

«Non sono diventato Paperon De' Paperoni intralciando chi era più rapido di me! Mi sono impegnato per essere il più veloce!»

Zio Paperone e le molecole in affitto, Topolino n.3195


lunedì 3 luglio 2017

Amore #1

«L'amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui da un'altra, e gli sconosciuti si accorgono che vi amate. Chest'è.»

Massimo Troisi


venerdì 9 giugno 2017

A proposito di verità

«Le cose non devono essere accadute per essere vere. Le storie e i sogni sono le verità-ombra che perdureranno quando i meri fatti saranno polvere e cenere. E dimenticati.»

Neil Gaiman


lunedì 29 maggio 2017

Soddisfazioni personali

Diciamo sempre di farlo per noi stessi, ma la spinta più forte a realizzarci è la presenza, tra il pubblico, di qualcuno che non vogliamo deludere.

lunedì 3 aprile 2017

Che tempo (verbale) fa




«E il sole tornò a splendere come non aveva mai... spleso... splenduto... Piove.»




Tra post sui social network e messaggi sul telefono, che per me è ancora soprattutto un telefono, mi arrivano vagonate di idiozie. Questa, però, mi ha fatto ridere tanto.


P.s. Splenduto è il participio corretto.

martedì 28 marzo 2017

Il ritmo nella scrittura

«Questa frase ha cinque parole. Ecco qui altre cinque parole. Frasi di cinque parole funzionano. Ma molte insieme diventano monotone. Ascoltate bene cosa sta accadendo. La scrittura sta diventando noiosa. Suona come un ronzio meccanico. È come un disco rotto. L'orecchio richiede più varietà.
Ora ascoltate. Cambio la lunghezza della frase e creo musica. Musica. La scrittura canta. Ha un ritmo piacevole, una cadenza, un'armonia. Uso frasi brevi. E uso frasi di media lunghezza. E qualche volta, quando sono sicuro che il lettore è rilassato, lo impegno con una frase di considerevole lunghezza, una frase che brucia energia e si sviluppa con l'impeto di un crescendo, il rullare dei tamburi, il crash dei piatti, sembra che chieda di prestare attenzione perché è una cosa importante.
Quindi scrivete combinando frasi brevi, medie e lunghe. Create una melodia che soddisfi l'orecchio del lettore. Non limitatevi a scrivere parole. Scrivete musica.» 

Gary Provost, autore di 100 ways to improve your writing (100 modi di migliorare la vostra scrittura)

Nota di Simona
Non ho questo libro, non so se esista in italiano, non avevo idea di chi fosse questo Provost finché in rete non sono incappata in questa immagine - l'uso dei diversi colori riprende il messaggio - e ho pensato di condividerla con voi. La traduzione è mia, non è letterale perché è difficile rendere in italiano la prima parte di cinque parole. Se ho sbagliato qualcosa, segnalatemelo pure.

giovedì 2 marzo 2017

Io parto e se non vi basta...

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempira l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo


Stefano Benni

lunedì 27 febbraio 2017

Vita in barattoli


«Scrivere in me-naturale. Alcuni scrivono in me-diesis»
Paul Valéry, Tal quale, 1941/43


Un caro amico mi ha consigliato di appuntarmi le intense sensazioni di questi ultimi momenti prima della partenza. Lo faccio da sempre. Ho l'abitudine di raccogliere a parole, su un quaderno o in un file, emozioni, pensieri, stati d'animo e sentimenti per conservarli così come li provo. Li metto in barattoli sotto vuoto appena sfornati dal cuore, dalla mente o da una qualsiasi parte del corpo, così mantengono fragranza e freschezza nel tempo. 

Li apro quando scrivo, li rivivo e li adatto alle esigenze della trama. Sì, i miei romanzi sono storie fantastiche e improbabili - impossibile non esiste - però contengono sentimenti veri, presi da quei barattoli. Soffrire e immaginare di soffrire non sono la stessa cosa. Quello che i miei personaggi dicono, pensano e provano viene da lì ed è autentico.

Alcuni barattoli sono etichettati: innamoramento, dolore, euforia, paura, nostalgia, desiderio, ansia, rabbia... Altri contengono emozioni e reazioni particolari che non hanno un nome preciso, eppure sono certa che sapreste riconoscerle, se evocate con le parole giuste al momento giusto, perfino in mezzo a storie fantastiche. Ciò che sto provando e pensando in questi giorni non ha nome e forse non basterebbe tutta la mia immaginazione per inventarlo se non lo stessi vivendo, ma lo metto in un barattolo e riuscirò a raccontarlo in qualche modo perché è anche questo che fanno gli scrittori.

Dunque, vi giro il consiglio di appuntarvi come vi sentite in certi momenti della vita, come vi sentite davvero, non in voi-diesis.

venerdì 17 febbraio 2017

Rapporto scrittore - lettore





"Si scrive soltanto una metà del libro, 
dell'altra metà si deve occupare il lettore."

Joseph Conrad,
Lettera a Robert Bontine Cunninghame Graham, 1897










"La prima cosa necessaria per scrivere con efficacia 
è di non aver alcun riguardo 
per il lettore che non lo merita."

Miguel de Unamuno

martedì 14 febbraio 2017

Dicono i muri

A volte si trovano belle frasi nei libri, altre volte sono scritte sui muri da poeti di passaggio.

"La felicità non è un'emozione, è una scelta"