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giovedì 1 settembre 2022

George Isley

 Mi sono ritrovata perfettamente nella descrizione di questo personaggio

Era un uomo abile ed eclettico, alcuni lo definivano brillante. Dietro al suo talento c’era una tale abbondanza di materia prima che un’opportuna selezione avrebbe potuto elevarlo all’eccellenza autentica. Si occupava di troppe cose, comunque, per potersi distinguere in qualcuna, giacché una curiosità irrequieta lo teneva costantemente in movimento.

George Isley era un uomo capace. La sua breve carriera diplomatica ne era la prova; eppure, quando l’abbandonò per dedicarsi ai viaggi e alle esplorazioni, nessuno pensò che fosse un peccato. Avrebbe fatto grandi cose in qualsiasi campo. Era semplicemente alla ricerca di se stesso.

Tra le pietre rotolanti dell’umanità, ben poche acquisiscono muschio di considerevole valore. Non sono necessariamente inconcludenti; viaggiano leggere, le comode tasche che nel gioco della vita attraggono i più, sono troppo strette per trattenerle: vi entrano e un attimo dopo sono fuori di nuovo. Il mondo dice: “Che peccato! Non sono costanti in nulla!” Ma il fatto è che, come uccelli selvatici alla ricerca di qualcosa, si dirigono verso il nido di cui hanno bisogno. È una questione di valori. Il loro giudizio è rapido, cambiano rotta, spariscono senza neppure sentire che “avrebbero potuto ritirarsi con una pensione”. E George Isley certamente apparteneva a questa tipologia senza fissa dimora e in perpetua ricerca. Non era per nulla inconcludente, semplicemente agognava con insaziabile brama a quel particolare soffice nido in cui avrebbe potuto sistemarsi permanentemente.

da "Discesa in Egitto" di Algernon Blackwood 

sabato 27 agosto 2022

Jules Verne versione integrale

 

La prima cosa che mi viene in mente nominando Verne è la copertina del 33 giri di 20.000 leghe sotto i mari che possedevo da bambina, non dimenticherò mai quella spaventosa immagine di un sottomarino avvolto da tentacoli giganti e mi pare di risentire le grida dell'equipaggio incise sul vinile. Lo trovavo inquietante.

La seconda cosa è una storia di Topolino che viaggia indietro nel tempo con Pippo per indagare sul mistero di un diario firmato dal Capitano Nemo e conosce il celebre scrittore in persona. Conservo ancora quel fumetto e penso che prima o poi dedicherò un post anche alla collezione di famiglia delle migliori storie di Topolino.

Qualche tempo fa ho acquistato in ebook una raccolta dei romanzi di Jules Verne in versione integrale e ho scoperto quanto siano profondamente diversi dalle riduzioni per ragazzi che tutti conosciamo. I romanzi originali conservano il fascino di avventure fantastiche, ma sono molto più di questo, trattano temi importanti e perfino scomodi che solo da adulti possiamo comprendere appieno.

Cominciamo proprio da 20.000 leghe sotto i mari. Questo straordinario viaggio nella biologia marina di tutto il pianeta (Verne non si risparmia nel catalogare fauna e flora di ogni angolo dei nostri oceani con estrema precisione) porta con sé due temi gravi raccontati con forza e passione: l'ingiustizia e l'ecologia. Il Capitano Nemo si è ritirato a vivere negli abissi perché disgustato dalla cattiveria umana, dalla prepotenza e dall'avidità, affonda senza pietà le navi degli oppressori e dona agli oppressi i tesori recuperati dai relitti, porta conforto e sostegno pur restando nascosto, prendendo le distanze da una società che nega libertà e dignità a tutti i popoli, che impone ai più deboli la logica e la cultura dei potenti. Nemo fugge da quel mondo, ma non resta indifferente e quando ne ha l'occasione si vendica in nome degli ultimi. Il protagonista, ospite forzato sul Nautilus, comprende le ragioni del capitano, ma non ne condivide l'espressione violenta. C'è poi la questione ecologica perché l'uomo non si limita a mancare di rispetto ai suoi simili, ma si accanisce anche contro l'ambiente e allora le meraviglie della natura che Nemo mostra al suo ospite diventano fragili e preziose, bellezze da proteggere perché anche il più minuscolo organismo gioca un ruolo fondamentale nell'equilibrio della vita sul nostro pianeta. Secondo il Capitano, e Verne, l'ingegno umano dovrebbe essere messo al servizio di soluzioni che oggi chiameremmo ecosostenibili, lo stesso Nautilus è un esempio di tecnologia che utilizza energia pulita e rinnovabile, gli abiti dell'equipaggio sono tessuti con piante sottomarine, i rottami e i relitti che giacciono sui fondali vengono riciclati, nulla va sprecato in questo cerchio perfetto. Chi sia realmente Nemo, da dove provenga e come sia finito a vivere sotto i mari resta un mistero in questo romanzo, ma viene poi rivelato nel successivo L'isola misteriosa.

Prendiamo ora Dalla Terra alla Luna, apparentemente la storia di un viaggio alla scoperta dello spazio oltre la nostra atmosfera. In realtà, si tratta di una satira molto tagliente sulla politica e sull'uso della scienza a scopi bellici. Basta pensare a come ha inizio tutta la faccenda: poiché gli americani amano sparare e fare guerre, in un periodo di pace si annoiano a morte e decidono di costruire un proiettile e una canna sufficientemente grandi da sparare alla Luna. Investono capitali enormi, ingaggiano i migliori esperti di balistica, coinvolgono le loro più importanti università e ne fanno uno spettacolo mediatico internazionale. Finché arriva un francese appassionato di acrobazie e imprese improbabili che li sfida: se sono così spavaldi, dimostrino il loro coraggio imbarcando delle persone nel gigantesco proiettile perché arrivino sulla Luna e il francese stesso si offre volontario per la missione. Insomma, come a dire che tanti sforzi solo per il gusto di sparare più lontano degli altri sono ridicoli, dategli perlomeno uno scopo scientifico a vantaggio di tutto il mondo. Non vi rivelo il finale, ma è tristemente spassoso. Verne non perde occasione di affermare le sue opinioni sulla politica o sulle abitudini delle varie nazioni, a volte in tono sarcastico, altre serio, ma non si è mai lasciato fermare dal politicamente corretto, non si è auto censurato nei commenti più pungenti e, condivisibili o meno, le sue idee sono chiaramente rintracciabili in ogni suo lavoro.

Oltre a temi troppo complessi per la loro età, nella versione per ragazzi manca anche tutta la parte enciclopedica. Come si usava all'epoca, certi romanzi erano anche l'occasione per avvicinare il pubblico a materie lontane dal quotidiano, così 20.000 leghe sotto i mari parla di biologia marina e Viaggio al centro della Terra di geologia (tra l'altro riportando una diatriba tra scienziati sulla composizione interna del nostro pianeta), Dalla Terra alla Luna di balistica, fisica e astronomia e se qualche lettore troverà noiosi questi ampi approfondimenti saltando pagine a piè pari, io li ho invece adorati sia perché la scienza mi appassiona sempre sia perché è interessante confrontare quanto si sapesse allora con quanto sappiamo oggi.

Jules Verne
1828 - 1905
Ho amato tantissimo questi romanzi tanto avvincenti, divertenti e appassionanti quanto ispiratori di riflessioni profonde sull'umanità, hanno il fascino delle avventure d'altri tempi, ma sono anche molto attuali e aggiungo purtroppo perché significa che ancora oggi ripetiamo gli stessi errori e assistiamo alle stesse ingiustizie senza esserci minimamente evoluti; non basta essere andati davvero dalla Terra alla Luna per ritenerci migliori dei nostri antenati se poi non basterebbero mille Nemo per assicurare i diritti fondamentali a ogni popolo né a proteggere la natura dal nostro impatto devastante.

A consolarmi un poco, c'è il piacere della lettura che mi porta in viaggio in altri tempi, luoghi, fantasie e Jules Verne entra di sicuro nell'olimpo dei miei autori preferiti.

sabato 20 agosto 2022

Ricordi di lettura

 Il primo libro “da grande” che ho letto è stato Pattini d'argento di Mary Mapes Dodge. Ce l'ho ancora, ma non ne ricordo bene la trama, ricordo però di essermi sentita adulta nel leggerlo perché aveva tanto testo e poche figure, al contrario dei libri per bambini.

Un altro ricordo delle mie prime letture riguarda le celebri Fiabe sonore, 45 giri che si infilavano nel mangiadishi per farsi raccontare le favole più classiche della letteratura e seguirle sui fascicoli allegati. Ho ben chiare in mente le voci dei sovrani in Il gatto con gli stivali che parlavano ognuno con una sola vocale, e il ladrone che ripeteva ad Alì Babà “Prima dammi la lampada!” e poi l'abito dorato indossato da Cenerentola al matrimonio con il principe, ma soprattutto mi è rimasta impressa l'immagine della stanza segreta di Barbablù con le teste mozzate delle mogli appese al muro. Non credo che al giorno d'oggi pubblicherebbero un'illustrazione del genere, i bambini moderni sono protetti da qualsiasi cosa possa turbarli, forse anche troppo, mentre noi andavamo a scuola a piedi da soli e guardavamo notte horror con Zio Tibia le sere d'estate senza parental control. Non è che allora il mondo fosse meno pericoloso e siamo cresciuti tranquillamente, perciò non capisco questa ossessione nell'impedire ai bambini di spaventarsi o farsi male. Ma sto divagando.

Era tradizione in famiglia andare al cinema il 26 dicembre a vedere il nuovo film Disney dell'anno e, una volta usciti, comprarne il libro per riviverlo all'infinito. Alcuni di quei libri dalla copertina rigida con le immagini tratte dai film sono ancora nel mio armadio, tenuti insieme dal nastro adesivo.

Negli anni della scuola, le letture mi venivano imposte dagli insegnanti e questo toglieva parecchio fascino ai classici perché c'è differenza tra “che bello mi leggo un libro!” e “che palle devo fare i compiti!” e non mi è mai piaciuto avere una scadenza per terminare una lettura, non mi va che mi si metta fretta. Ho poi riscoperto certi classici che a quel tempo mi erano parsi noiosi, apprezzandoli da adulta.

Una volta, però, la fretta è stata eccitante: per un programma di scambio di libri tra compagni di classe, a mio fratello era capitato La stanza 13 di Robert Swindells, un horror per ragazzi. Lo appassionò così tanto che volle farlo leggere anche a me, ma poiché avrebbe dovuto restituirlo il giorno dopo, l'ho letto tutto in una notte ed è stata una notte fantastica. Parecchi anni dopo, per il mio trentesimo compleanno, mio fratello è riuscito a procurarsene una copia per regalarmela in ricordo di quella lettura frenetica ed emozionante.

Libri e fumetti hanno sempre avuto lo stesso valore in casa mia, tra l'altro diversi sceneggiatori di fumetti sono anche scrittori di romanzi. Tornando dall'edicola, mio padre condivideva con noi, ma solo dopo averli letti per primo, i suoi albi di Tex, Zagor e, in seguito, Dylan Dog. E mentre lui è rimasto fedele a Bonelli negli anni, mio fratello ha ampliato la cultura fumettistica a diversi generi e autori diventando un vero collezionista. Io ho preso la strada dei libri, ma ancora oggi ci scambiamo spesso le letture.

Dall'edicola ogni settimana arrivava anche Topolino ed eravamo ansiosi di divorare nuove storie. Dalle avventure di Zio Paperone in giro per il mondo alla ricerca di tesori o strampalate occasioni di guadagno, alle indagini di Topolino che erano veri e propri romanzi gialli, dalle invenzioni di Archimede agli incantesimi di Amelia, dalle storie su temi di attualità come bullismo, inquinamento e tecnologia ai racconti intorno al fuoco di Nonna Papera, fino alle parodie dei classici della letteratura, potrei fare milioni di citazioni.

Insomma, la passione per la lettura mi è arrivata da tanti stimoli diversi, poi col tempo si formano i gusti personali e le biblioteche si arricchiscono di argomenti, ma c'è posto per il vecchio e il nuovo in ogni lettore e i ricordi delle esperienze vissute attraverso i libri si mescolano a quelle reali perché fanno parte della nostra vita. 

C'è sempre spazio per imparare e sognare perché leggere allarga la mente.

sabato 13 agosto 2022

Fantascienza

 Nella mia riscoperta dei classici, dopo la raccolta dei romanzi di Verne, ho comprato anche quella di H.G. Wells che contiene titoli celeberrimi come La macchina del tempo, L'isola del Dottor Moreau e L'uomo invisibile

Be', ne sono rimasta delusa, lo stile di Wells non mi ha proprio conquistata. Le sue idee, strepitose per l'epoca, perdono fascino in una narrazione poco appassionante, in personaggi senza storia né personalità che servono solo all'azione che manda avanti la trama e sembrano non avere pensieri, carattere, sentimenti, tanto che sarebbero intercambiabili da un romanzo all'altro. 
Mi pare che Wells si sia accontentato di inventare un soggetto originale e abbia pensato che bastasse quello a stupire il lettore. Accidenti un uomo invisibile! Caspita un viaggio nel tempo! Ma a parte l'idea inziale, il resto è noia, purtroppo, e si legge come una cronaca distaccata. Pagina dopo pagina aspettavo di entrare nel vivo della lettura, alcuni romanzi ci mettono un po' a coinvolgere, ma era come stare seduta su un treno che non partiva mai e alla fine sono scesa senza aver lasciato la stazione. 
Devo ancora leggere La guerra dei mondi, chissà che non mi faccia cambiare idea.



A sorprendermi, invece, è stato un vecchio volumetto ingiallito ricevuto in regalo, La fantascienza delle origini, che era il supplemento speciale della rivista Robot che usciva negli anni Settanta, poi riaperta nel 2003. 
Gli undici racconti che compongono il volume sono stati pubblicati tra i 1926 e il 1945 su celebri riviste di fantascienza americane dell'epoca, come Amazing stories e Wonder stories, e ripresi dalla pubblicazione italiana in questa antologia da mille lire – già quel L.1000 sulla copertina è un nostalgico viaggio nel tempo. 
A dir la verità, prima di sfogliare queste pagine con cautela per non rovinare la fragile rilegatura, mi aspettavo di leggere racconti di una fantascienza un po' ingenua, pieni di quelli che poi sarebbero diventati gli stereotipi del genere. Mi sbagliavo di grosso, anzi di grossissimo! Ho divorato i racconti uno dopo l'altro con meraviglia crescente sia per lo stile che per le idee e, ogni volta che credevo di aver intuito dove l'autore volesse andare a parare, sono rimasta stupita dall'originalità con cui mi ha contraddetta. È stata una sorpresa più che piacevole, insomma, scoprire quanto fossero moderni e geniali questi autori, mentre oggi, nell'era degli smartphone e di Internet, manchiamo di fantasia. Che sogni incredibili facevano! E come sapevano raccontarli bene! 
Il bello poi è che non si parla solo di astronavi e civiltà aliene, ma di realtà alternative, di rischi del progresso, di ambizioni e fallimenti, ma soprattutto di umanità, di comportamenti che riconosciamo e di meccanismi sociali che non cambiano né sulla Terra del futuro né su nuovi mondi. Ogni racconto mi ha appassionata in modo differente e i due che mi sono piaciuti di più sono L'asteroide d'oro e L'eremita degli anelli di Saturno, ma ve li elenco tutti perché vale la pena leggerli e magari riuscite a trovarli in qualche raccolta o sul web.


  • L'avvento del ghiaccio di G.Peyton Wertenbaker
  • Fuori dal sub-universo di R.F.Starzi
  • L'asteroide d'oro di Clifford D,Simak
  • L'isola degli irragionevoli di Edmond Hamilton
  • L'ambasciatore di Davy Jones di Raymond Z.Gallun
  • Cerchio uguale a zero di Stanley G.Weinbaum
  • Le Terre Morte di Jack Williamson
  • L'eremita degli anelli di Saturno di Neil R.Jones
  • Lassù di Donald A. Wollheim
  • Quasi umano di Robert Bloch
  • L'entità di Murray Leinster

sabato 6 agosto 2022

Gringos di Clara Nieto

 


I nostri libri scolastici si soffermano appena sulla storia degli altri continenti, anche perché non ci sarebbe il tempo di approfondire le vicende di tutte le nazioni del mondo. Per fortuna, per chi è interessato, esistono molti altri libri che raccontano quello che ci siamo persi.

Gringos è un volume giustamente corposo che mette ordine nella complicata e turbolenta storia dell’America latina dagli anni Cinquanta ai primi Duemila. Il resoconto di Clara Nieto è preciso e imparziale, mette semplicemente a confronto le dichiarazioni dei vari politi coinvolti con le loro azioni, le parole e i fatti di cronaca. Riporta la storia attraverso diversi occhi e diverse fonti: giornalisti di varie fazioni, rapporti ufficiali, articoli apparsi sui quotidiani dell'epoca, interviste, relazioni delle discussioni all’ONU, testimonianze, documenti de-secretati negli anni successivi.

Quella dell'America Latina è una storia di dittature sanguinarie che l'autrice descrive anche nei dettagli più raccapriccianti: diritti umani calpestati, crimini impuniti, disperazione e ribellione, bugie e complotti, sviluppo economico e sociale negato e osteggiato in nome degli interessi degli Stati Uniti. Pagina dopo pagina mi sorprendevo della crudeltà dell’uomo nel considerare mezzo continente solo una terra da depredare e un insieme di popolazioni da sfruttare senza alcun ritegno e mi sono resa conto che con il passare dei decenni, dei presidenti, dei partiti, nulla cambiasse nella visione degli Stati Uniti verso verso il cono sud del loro continente. Per quanto la percezione che ne avevamo da questa parte dell'oceano fosse - e sia ancora oggi - diversa a seconda di come le informazioni ci venivano presentate o nascoste, trovo incredibile come il resto del mondo fingesse di non accorgersi di ciò che accadeva davvero ai cittadini, limitandosi a credere a quello che raccontavano i politici. Per quanto riguarda le nazioni europee, immagino che non si siano mai schierate contro gli Stati Uniti, non tanto per timore di ritorsioni, quanto per la consapevolezza di essersi comportate allo stesso modo con l'Africa e sarebbe stato ipocrita accusarli degli stessi crimini e delle stesse scorrettezze.

Certi dittatori, saliti al potere con il supporto della CIA, diventavano poi talmente avidi e ubriachi di potere che nemmeno gli Stati Uniti riuscivano più a destituirli, pur ricorrendo al solito giochetto di accusarli di comunismo durante la Guerra Fredda. I loro stessi burattini gli si rivoltavano contro e dovevano spendere milioni e milioni di dollari per armare i rivoluzionari, progettare attentati e colpi di stato, corrompere i nuovi politici, comprare voti per pilotare le elezioni e poi spenderne altri per sedare le rivolte da loro stessi fomentate. 

Grazie a questo libro ho capito cosa è successo, ma continua a sfuggirmi il senso. Non ha nessuna logica economica spendere in complotti, armi e corruzione enormemente di più di quanto si guadagni dallo sfruttamento delle risorse e dei lavoratori, quindi deve essere solo un gioco di potere, solo fare i bulli con le nazioni più deboli. Continuo a non capire in che modo sostenere delle dittature che sterminano e affamano i popoli sarebbe più vantaggioso che commerciare con stati alleati, è una politica che a lungo termine non porta guadagni e diventa anzi più costosa perché è naturale e prevedibile che dopo un po’ i cittadini si ribellino. Se solo ogni nazione potesse scambiare le proprie ricchezze con quelle altrui in un mercato equo, quanto benessere raggiungerebbe le persone lasciate sempre per ultime.

Le nazioni del centro e sud America non hanno avuto la possibilità di scrivere la propria storia, di perseguire il proprio sviluppo, il proprio successo o fallimento perché tutto doveva andare come decideva Washington; mi fanno pensare a bambini mai cresciuti perché ostaggio di un tutore despota che non aveva con loro nemmeno un legame di sangue. A ogni capitolo mi domandavo come sarebbe andata la storia se solo una delle decisioni politiche degli Stati Uniti fosse stata respinta, se l'ONU si fosse opposta a certe azioni che violavano palesemente la sovranità degli altri popoli. Sono guerre di parole, dicevano “intervento” anziché “invasione” e tutto andava a posto perché seppure il mondo intero si proclamasse "indignato" e deplorasse pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti, di fatto nessuno ha difeso o supportato l'America Latina.

Quindi questo è un libro da leggere assolutamente, non solo per conoscere la storia del Sudamerica, ma il funzionamento della politica in tutto il mondo perché il giochetto del colonialismo è lo stesso ancora oggi, anche se gli diamo altri nomi. Per quanto le 513 pagine possano scoraggiare, vi assicuro che la lettura è talmente interessante che scorreranno sotto i vostri occhi come un film facendovi appassionare, arrabbiare, spaventare, riflettere. Dobbiamo conoscere il mondo in cui viviamo e Clara Nieto ha allargato moltissimo il mio orizzonte

martedì 29 marzo 2022

Ricordi di lettura

Il primo libro “da grande” che ho letto è stato Pattini d'argento di Mary Mapes Dodge. Ce l'ho ancora, ma non ne ricordo bene la trama, ricordo però di essermi sentita adulta nel leggerlo perché aveva tanto testo e poche figure, al contrario dei libri per bambini.

Un altro ricordo delle mie prime letture riguarda le celebri Fiabe sonore, 45 giri che si infilavano nel mangiadishi per farsi raccontare le favole più classiche della letteratura e seguirle sui fascicoli allegati. Ho ben chiare in mente le voci dei sovrani in Il gatto con gli stivali che parlavano ognuno con una sola vocale, e il ladrone che ripeteva ad Alì Babà “Prima dammi la lampada!” e poi l'abito dorato indossato da Cenerentola al matrimonio con il principe, ma soprattutto mi è rimasta impressa l'immagine della stanza segreta di Barbablù con le teste mozzate delle mogli appese al muro. Non credo che al giorno d'oggi pubblicherebbero un'illustrazione del genere, i bambini moderni sono protetti da qualsiasi cosa possa turbarli, forse anche troppo, mentre noi andavamo a scuola a piedi da soli e guardavamo notte horror con Zio Tibia le sere d'estate senza parental control. Non è che allora il mondo fosse meno pericoloso e siamo cresciuti tranquillamente, perciò non capisco questa ossessione nell'impedire ai bambini di spaventarsi o farsi male. Ma sto divagando.

Era tradizione in famiglia andare al cinema il 26 dicembre a vedere il nuovo film Disney dell'anno e, una volta usciti, comprarne il libro per riviverlo all'infinito. Alcuni di quei libri dalla copertina rigida con le immagini tratte dai film sono ancora nel mio armadio, tenuti insieme dal nastro adesivo.

Negli anni della scuola, le letture mi venivano imposte dagli insegnanti e questo toglieva parecchio fascino ai classici perché c'è differenza tra “che bello mi leggo un libro!” e “che palle devo fare i compiti!” e non mi è mai piaciuto avere una scadenza per terminare una lettura, non mi va che mi si metta fretta. Ho poi riscoperto certi classici che a quel tempo mi erano parsi noiosi, apprezzandoli da adulta.

Una volta, però, la fretta è stata eccitante: per un programma di scambio di libri tra compagni di classe, a mio fratello era capitato La stanza 13 di Robert Swindells, un horror per ragazzi. Lo appassionò così tanto che volle farlo leggere anche a me, ma poiché avrebbe dovuto restituirlo il giorno dopo, l'ho letto tutto in una notte ed è stata una notte fantastica. Parecchi anni dopo, per il mio trentesimo compleanno, mio fratello è riuscito a procurarsene una copia per regalarmela in ricordo di quella lettura frenetica ed emozionante.

Libri e fumetti hanno sempre avuto lo stesso valore in casa mia, tra l'altro diversi sceneggiatori di fumetti sono anche scrittori di romanzi. Tornando dall'edicola, mio padre condivideva con noi, ma solo dopo averli letti per primo, i suoi albi di Tex, Zagor e, in seguito, Dylan Dog. E mentre lui è rimasto fedele a Bonelli negli anni, mio fratello ha ampliato la cultura fumettistica a diversi generi e autori diventando un vero collezionista. Io ho preso la strada dei libri, ma ancora oggi ci scambiamo spesso le letture.

Dall'edicola ogni settimana arrivava anche Topolino ed eravamo ansiosi di divorare nuove storie. Dalle avventure di Zio Paperone in giro per il mondo alla ricerca di tesori o strampalate occasioni di guadagno, alle indagini di Topolino che erano veri e propri romanzi gialli, dalle invenzioni di Archimede agli incantesimi di Amelia, dalle storie su temi di attualità come bullismo, inquinamento e tecnologia ai racconti intorno al fuoco di Nonna Papera, fino alle parodie dei classici della letteratura, potrei fare milioni di citazioni.

Insomma, la passione per la lettura mi è arrivata da tanti stimoli diversi, poi col tempo si formano i gusti personali e le biblioteche si arricchiscono di argomenti, ma c'è posto per il vecchio e il nuovo in ogni lettore e i ricordi delle esperienze vissute attraverso i libri si mescolano a quelle reali perché fanno parte della nostra vita. 

C'è sempre spazio per imparare e sognare perché leggere allarga la mente.

venerdì 25 marzo 2022

Fantascienza, meraviglie e delusioni

 Nella mia riscoperta dei classici, dopo la raccolta dei romanzi di Verne, ho comprato anche quella di H.G. Wells che contiene titoli celeberrimi come La macchina del tempo, L'isola del Dottor Moreau e L'uomo invisibile

Be', ne sono rimasta delusa, lo stile di Wells non mi ha proprio conquistata. Le sue idee, strepitose per l'epoca, perdono fascino in una narrazione poco appassionante, in personaggi senza storia né personalità che servono solo all'azione che manda avanti la trama e sembrano non avere pensieri, carattere, sentimenti, tanto che sarebbero intercambiabili da un romanzo all'altro. 
Mi pare che Wells si sia accontentato di inventare un soggetto originale e abbia pensato che bastasse quello a stupire il lettore. Accidenti un uomo invisibile! Caspita un viaggio nel tempo! Ma a parte l'idea inziale, il resto è noia, purtroppo, e si legge come una cronaca distaccata. Pagina dopo pagina aspettavo di entrare nel vivo della lettura, alcuni romanzi ci mettono un po' a coinvolgere, ma era come stare seduta su un treno che non partiva mai e alla fine sono scesa senza aver lasciato la stazione. 
Devo ancora leggere La guerra dei mondi, chissà che non mi faccia cambiare idea.

A sorprendermi, invece, è stato un vecchio volumetto ingiallito ricevuto in regalo, La fantascienza delle origini, che era il supplemento speciale della rivista Robot che usciva negli anni Settanta, poi riaperta nel 2003. 
Gli undici racconti che compongono il volume sono stati pubblicati tra i 1926 e il 1945 su celebri riviste di fantascienza americane dell'epoca, come Amazing stories e Wonder stories, e ripresi dalla pubblicazione italiana in questa antologia da mille lire – già quel L.1000 sulla copertina è un nostalgico viaggio nel tempo. 
A dir la verità, prima di sfogliare queste pagine con cautela per non rovinare la fragile rilegatura, mi aspettavo di leggere racconti di una fantascienza un po' ingenua, pieni di quelli che poi sarebbero diventati gli stereotipi del genere. Mi sbagliavo di grosso, anzi di grossissimo! Ho divorato i racconti uno dopo l'altro con meraviglia crescente sia per lo stile che per le idee e, ogni volta che credevo di aver intuito dove l'autore volesse andare a parare, sono rimasta stupita dall'originalità con cui mi ha contraddetta. È stata una sorpresa più che piacevole, insomma, scoprire quanto fossero moderni e geniali questi autori, mentre oggi, nell'era degli smartphone e di Internet, manchiamo di fantasia. Che sogni incredibili facevano! E come sapevano raccontarli bene! 
Il bello poi è che non si parla solo di astronavi e civiltà aliene, ma di realtà alternative, di rischi del progresso, di ambizioni e fallimenti, ma soprattutto di umanità, di comportamenti che riconosciamo e di meccanismi sociali che non cambiano né sulla Terra del futuro né su nuovi mondi. Ogni racconto mi ha appassionata in modo differente e i due che mi sono piaciuti di più sono L'asteroide d'oro e L'eremita degli anelli di Saturno, ma ve li elenco tutti perché vale la pena leggerli e magari riuscite a trovarli in qualche raccolta o sul web.


  • L'avvento del ghiaccio di G.Peyton Wertenbaker
  • Fuori dal sub-universo di R.F.Starzi
  • L'asteroide d'oro di Clifford D,Simak
  • L'isola degli irragionevoli di Edmond Hamilton
  • L'ambasciatore di Davy Jones di Raymond Z.Gallun
  • Cerchio uguale a zero di Stanley G.Weinbaum
  • Le Terre Morte di Jack Williamson
  • L'eremita degli anelli di Saturno di Neil R.Jones
  • Lassù di Donald A. Wollheim
  • Quasi umano di Robert Bloch
  • L'entità di Murray Leinster

lunedì 21 marzo 2022

Verne versione integrale


 La prima cosa che mi viene in mente nominando Verne è la copertina del 33 giri di 20.000 leghe sotto i mari che possedevo da bambina, non dimenticherò mai quella spaventosa immagine di un sottomarino avvolto da tentacoli giganti e mi pare di risentire le grida dell'equipaggio incise sul vinile. Lo trovavo inquietante.

La seconda cosa è una storia di Topolino che viaggia indietro nel tempo con Pippo per indagare sul mistero di un diario firmato dal Capitano Nemo e conosce il celebre scrittore in persona. Conservo ancora quel fumetto e penso che prima o poi dedicherò un post anche alla collezione di famiglia delle migliori storie di Topolino.

Qualche tempo fa ho acquistato in ebook una raccolta dei romanzi di Jules Verne in versione integrale e ho scoperto quanto siano profondamente diversi dalle riduzioni per ragazzi che tutti conosciamo. I romanzi originali conservano il fascino di avventure fantastiche, ma sono molto più di questo, trattano temi importanti e perfino scomodi che solo da adulti possiamo comprendere appieno.

Cominciamo proprio da 20.000 leghe sotto i mari. Questo straordinario viaggio nella biologia marina di tutto il pianeta (Verne non si risparmia nel catalogare fauna e flora di ogni angolo dei nostri oceani con estrema precisione) porta con sé due temi gravi raccontati con forza e passione: l'ingiustizia e l'ecologia. Il Capitano Nemo si è ritirato a vivere negli abissi perché disgustato dalla cattiveria umana, dalla prepotenza e dall'avidità, affonda senza pietà le navi degli oppressori e dona agli oppressi i tesori recuperati dai relitti, porta conforto e sostegno pur restando nascosto, prendendo le distanze da una società che nega libertà e dignità a tutti i popoli, che impone ai più deboli la logica e la cultura dei potenti. Nemo fugge da quel mondo, ma non resta indifferente e quando ne ha l'occasione si vendica in nome degli ultimi. Il protagonista, ospite forzato sul Nautilus, comprende le ragioni del capitano, ma non ne condivide l'espressione violenta. C'è poi la questione ecologica perché l'uomo non si limita a mancare di rispetto ai suoi simili, ma si accanisce anche contro l'ambiente e allora le meraviglie della natura che Nemo mostra al suo ospite diventano fragili e preziose, bellezze da proteggere perché anche il più minuscolo organismo gioca un ruolo fondamentale nell'equilibrio della vita sul nostro pianeta. Secondo il Capitano, e Verne, l'ingegno umano dovrebbe essere messo al servizio di soluzioni che oggi chiameremmo ecosostenibili, lo stesso Nautilus è un esempio di tecnologia che utilizza energia pulita e rinnovabile, gli abiti dell'equipaggio sono tessuti con piante sottomarine, i rottami e i relitti che giacciono sui fondali vengono riciclati, nulla va sprecato in questo cerchio perfetto. Chi sia realmente Nemo, da dove provenga e come sia finito a vivere sotto i mari resta un mistero in questo romanzo, ma viene poi rivelato nel successivo L'isola misteriosa.

Prendiamo ora Dalla Terra alla Luna, apparentemente la storia di un viaggio alla scoperta dello spazio oltre la nostra atmosfera. In realtà, si tratta di una satira molto tagliente sulla politica e sull'uso della scienza a scopi bellici. Basta pensare a come ha inizio tutta la faccenda: poiché gli americani amano sparare e fare guerre, in un periodo di pace si annoiano a morte e decidono di costruire un proiettile e una canna sufficientemente grandi da sparare alla Luna. Investono capitali enormi, ingaggiano i migliori esperti di balistica, coinvolgono le loro più importanti università e ne fanno uno spettacolo mediatico internazionale. Finché arriva un francese appassionato di acrobazie e imprese improbabili che li sfida: se sono così spavaldi, dimostrino il loro coraggio imbarcando delle persone nel gigantesco proiettile perché arrivino sulla Luna e il francese stesso si offre volontario per la missione. Insomma, come a dire che tanti sforzi solo per il gusto di sparare più lontano degli altri sono ridicoli, dategli perlomeno uno scopo scientifico a vantaggio di tutto il mondo. Non vi rivelo il finale, ma è tristemente spassoso. Verne non perde occasione di affermare le sue opinioni sulla politica o sulle abitudini delle varie nazioni, a volte in tono sarcastico, altre serio, ma non si è mai lasciato fermare dal politicamente corretto, non si è auto censurato nei commenti più pungenti e, condivisibili o meno, le sue idee sono chiaramente rintracciabili in ogni suo lavoro.

Oltre a temi troppo complessi per la loro età, nella versione per ragazzi manca anche tutta la parte enciclopedica. Come si usava all'epoca, certi romanzi erano anche l'occasione per avvicinare il pubblico a materie lontane dal quotidiano, così 20.000 leghe sotto i mari parla di biologia marina e Viaggio al centro della Terra di geologia (tra l'altro riportando una diatriba tra scienziati sulla composizione interna del nostro pianeta), Dalla Terra alla Luna di balistica, fisica e astronomia e se qualche lettore troverà noiosi questi ampi approfondimenti saltando pagine a piè pari, io li ho invece adorati sia perché la scienza mi appassiona sempre sia perché è interessante confrontare quanto si sapesse allora con quanto sappiamo oggi.

Jules Verne
1828 - 1905
Ho amato tantissimo questi romanzi tanto avvincenti, divertenti e appassionanti quanto ispiratori di riflessioni profonde sull'umanità, hanno il fascino delle avventure d'altri tempi, ma sono anche molto attuali e aggiungo purtroppo perché significa che ancora oggi ripetiamo gli stessi errori e assistiamo alle stesse ingiustizie senza esserci minimamente evoluti; non basta essere andati davvero dalla Terra alla Luna per ritenerci migliori dei nostri antenati se poi non basterebbero mille Nemo per assicurare i diritti fondamentali a ogni popolo né a proteggere la natura dal nostro impatto devastante.

A consolarmi un poco, c'è il piacere della lettura che mi porta in viaggio in altri tempi, luoghi, fantasie e Jules Verne entra di sicuro nell'olimpo dei miei autori preferiti.

giovedì 17 marzo 2022

GRINGOS di Clara Nieto


I nostri libri scolastici si soffermano appena sulla storia degli altri continenti, anche perché non ci sarebbe il tempo di approfondire le vicende di tutte le nazioni del mondo. Per fortuna, per chi è interessato, esistono molti altri libri che raccontano quello che ci siamo persi.

Gringos è un volume giustamente corposo che mette ordine nella complicata e turbolenta storia dell’America latina dagli anni Cinquanta ai primi Duemila. Il resoconto di Clara Nieto è preciso e imparziale, mette semplicemente a confronto le dichiarazioni dei vari politi coinvolti con le loro azioni, le parole e i fatti di cronaca. Riporta la storia attraverso diversi occhi e diverse fonti: giornalisti di varie fazioni, rapporti ufficiali, articoli apparsi sui quotidiani dell'epoca, interviste, relazioni delle discussioni all’ONU, testimonianze, documenti de-secretati negli anni successivi.

Quella dell'America Latina è una storia di dittature sanguinarie che l'autrice descrive anche nei dettagli più raccapriccianti: diritti umani calpestati, crimini impuniti, disperazione e ribellione, bugie e complotti, sviluppo economico e sociale negato e osteggiato in nome degli interessi degli Stati Uniti. Pagina dopo pagina mi sorprendevo della crudeltà dell’uomo nel considerare mezzo continente solo una terra da depredare e un insieme di popolazioni da sfruttare senza alcun ritegno e mi sono resa conto che con il passare dei decenni, dei presidenti, dei partiti, nulla cambiasse nella visione degli Stati Uniti verso verso il cono sud del loro continente. Per quanto la percezione che ne avevamo da questa parte dell'oceano fosse - e sia ancora oggi - diversa a seconda di come le informazioni ci venivano presentate o nascoste, trovo incredibile come il resto del mondo fingesse di non accorgersi di ciò che accadeva davvero ai cittadini, limitandosi a credere a quello che raccontavano i politici. Per quanto riguarda le nazioni europee, immagino che non si siano mai schierate contro gli Stati Uniti, non tanto per timore di ritorsioni, quanto per la consapevolezza di essersi comportate allo stesso modo con l'Africa e sarebbe stato ipocrita accusarli degli stessi crimini e delle stesse scorrettezze.

Certi dittatori, saliti al potere con il supporto della CIA, diventavano poi talmente avidi e ubriachi di potere che nemmeno gli Stati Uniti riuscivano più a destituirli, pur ricorrendo al solito giochetto di accusarli di comunismo durante la Guerra Fredda. I loro stessi burattini gli si rivoltavano contro e dovevano spendere milioni e milioni di dollari per armare i rivoluzionari, progettare attentati e colpi di stato, corrompere i nuovi politici, comprare voti per pilotare le elezioni e poi spenderne altri per sedare le rivolte da loro stessi fomentate. 

Grazie a questo libro ho capito cosa è successo, ma continua a sfuggirmi il senso. Non ha nessuna logica economica spendere in complotti, armi e corruzione enormemente di più di quanto si guadagni dallo sfruttamento delle risorse e dei lavoratori, quindi deve essere solo un gioco di potere, solo fare i bulli con le nazioni più deboli. Continuo a non capire in che modo sostenere delle dittature che sterminano e affamano i popoli sarebbe più vantaggioso che commerciare con stati alleati, è una politica che a lungo termine non porta guadagni e diventa anzi più costosa perché è naturale e prevedibile che dopo un po’ i cittadini si ribellino. Se solo ogni nazione potesse scambiare le proprie ricchezze con quelle altrui in un mercato equo, quanto benessere raggiungerebbe le persone lasciate sempre per ultime.

Le nazioni del centro e sud America non hanno avuto la possibilità di scrivere la propria storia, di perseguire il proprio sviluppo, il proprio successo o fallimento perché tutto doveva andare come decideva Washington; mi fanno pensare a bambini mai cresciuti perché ostaggio di un tutore despota che non aveva con loro nemmeno un legame di sangue. A ogni capitolo mi domandavo come sarebbe andata la storia se solo una delle decisioni politiche degli Stati Uniti fosse stata respinta, se l'ONU si fosse opposta a certe azioni che violavano palesemente la sovranità degli altri popoli. Sono guerre di parole, dicevano “intervento” anziché “invasione” e tutto andava a posto perché seppure il mondo intero si proclamasse "indignato" e deplorasse pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti, di fatto nessuno ha difeso o supportato l'America Latina.

Quindi questo è un libro da leggere assolutamente, non solo per conoscere la storia del Sudamerica, ma il funzionamento della politica in tutto il mondo perché il giochetto del colonialismo è lo stesso ancora oggi, anche se gli diamo altri nomi. Per quanto le 513 pagine possano scoraggiare, vi assicuro che la lettura è talmente interessante che scorreranno sotto i vostri occhi come un film facendovi appassionare, arrabbiare, spaventare, riflettere. Dobbiamo conoscere il mondo in cui viviamo e Clara Nieto ha allargato moltissimo il mio orizzonte


martedì 19 dicembre 2017

Precious Ramotswe, detective

Ho appena finito di leggere Precious Ramotswe, detective di Alexander McCall Smith, primo di una serie di libri pubblicati tra il 1998 e il 2015.
Ignoravo l'esistenza di questi romanzi, malgrado abbiano avuto un grande successo, finché un'amica me li ha consigliati e devo ringraziarla (grazie, Sonia!) per questa bellissima scoperta.

All'inizio, ho commesso un terribile errore: ho letto le prime pagine come se avessi in mano una penna rossa per segnare gli errori. Mi sono fermata subito perché mi sono accorta che mi stavo perdendo la storia, e questo è il risultato di troppe discussioni tecniche sulla scrittura, a volte utili e interessanti, ma negli ultimi tempi decisamente troppe e troppo pesanti per me. Mi stonavano alcune ripetizioni nei primi capitoli, ma mi sono ricordata com'era la realtà in Africa quando ci sono stata. All'improvviso quelle ripetizioni non stonavano più, anzi, erano in perfetto stile africano. Allo stesso modo, sono deliziosamente africani i modi, le riflessioni, le interazioni dei personaggi e mi sono ritrovata nel continente nero nel giro di poche pagine. Alla strepitosa Precious, ho dato l'aspetto, il sorriso e l'energia della mia amica Peris di Nairobi. Lungo il romanzo, ognuno dei casi che risolve è il ritratto di un pezzetto d'Africa: il rapporto tra uomini e donne, tra potenti e gente comune, tra nazioni confinanti, tra bianchi e neri, tra progresso e stregoneria.

Mi riferisco all'Africa e non solo al Botswana, dove sono ambientate le avventure della detective, perché i confini che vediamo sulle mappe sono stati stabiliti a tavolino da chi non si è mai interessato o preoccupato di capire dove fossero quelli disegnati dalla natura e dai popoli che vivono laggiù, sono linee tracciate senza tener conto né di legami né di conflitti. Quando parli con la gente del posto – o leggi la storia di Precious  ti accorgi che i diversi popoli si riconoscono e definiscono per caratteristiche differenti, tratti fisici, caratteriali, accenti, gesti, tradizioni, un po' come le peculiarità regionali in Italia, eppure tutti si sentono africani come nessuno di noi si sentirà mai europeo.

Tra le righe della storia della Signora Ramotswe, l'autore racconta tutto questo con molta delicatezza e ironia, con un linguaggio semplice, quasi da fiaba, ma molto preciso. È riuscito a coinvolgermi in riflessioni che, da una frase di due righe, sono straripate dal libro e mi hanno tenuta impegnata per ore, anche nei sogni notturni.
Vorrei che questo libro non fosse mai letto da persone superficiali, poco sensibili o povere d'immaginazione perché la sua bellezza sta nello scorrere delle parole e nei colori, anche nei passaggi in apparenza banali.
Mi è piaciuto tanto che ho già cominciato a leggere il secondo romanzo della serie  cosa insolita per me che amo alternare i generi – Le lacrime della giraffa. Si vede che non ero ancora pronta a lasciare il Botswana e la mia nuova amica Precious.

Avrei potuto scrivere un post di sole citazioni dal libro, avrei anche potuto scegliere solo questa, il padre di Precious che ricorda gli anni trascorsi a faticare nelle miniere in Sudafrica, ma sono una chiacchierona e per leggerla siete dovuti arrivare fin qui. Oppure cominciate a leggere il libro.
«Ci hanno insegnato il fungalo, il linguaggio usato per dare ordini sottoterra. È una lingua strana. Gli zulu ridono quando la sentono, perché contiene moltissime parole zulu ma non è zulu. È un linguaggio che va bene per dire alla gente cosa deve fare. Vi sono molte parole per spingere, prendere, spostare, trasportare, caricare e nessuna per amore, o felicità, o per i versi che gli uccelli fanno al mattino.»


giovedì 15 giugno 2017

Leggere con i bambini

Mamma Elisa: «Vedi? Qui il bambino si è fatto la bua. Ci sono tanti modi per consolarlo: un abbraccio, un biscotto, un cerotto... E a te, Penelope, cosa serve quando ti fai la bua?»
Penelope, tre anni: «Mi serve che mi passi.»

Gli scrittori a ricamare una storia di dolore e poi abbracci, biscotti e cerotti che lo fanno passare. Lei, chiara, logica, efficace, di ricamato ha solo il nome sul bavaglino.



martedì 13 giugno 2017

Cosa ho letto in viaggio

Nei tre mesi che ho trascorso parlando, e col tempo anche pensando, tutto il giorno in inglese o nel mio scarso indonesiano, la sera mi veniva una gran voglia di leggere in italiano. Se c'era la possibilità di connettermi a Internet, cominciavo dai blog e dalle discussioni sotto i post anche se mi trovavo nel fuso orario sbagliato per partecipare; poi leggevo notizie sul resto del mondo, solitamente sul sito di Internazionale; ma soprattutto entravo nella biblioteca invisibile del mio Kindle.

Mi accorgo ora, nel parlarvi di cosa ho letto, che mi sono dedicata a libri di scrittori stranieri, perciò tradotti e non pensati in italiano. Nell'elenco avevo a disposizione anche italiani puri, ma come faccio sempre ho scelto in base all'estro del momento e non al nome dell'autore. Alla fine ho letto un saggio, un romanzo, un racconto e un libro per ragazzi. Qualcuno dirà che è poca roba in tre mesi, ma io leggo senza fretta e mi addormento con in testa tutte le riflessioni che un buon libro riesce a darmi in poche pagine, e sono stata fortunata nella scelta perché ognuno di questi mi ha dato, a suo modo, da pensare. Come sempre, non mi soffermerò sulle trame che potete trovare ovunque, ma vi darò mie impressioni.

Collasso. Come le civiltà scelgono di morire o vivere di Jared Diamond
Come ogni saggio, un libro del genere si affronta solo se il tema ci appassiona e su di me le indagini archeologiche, geologiche, ambientali, culturali sulla storia dell'umanità hanno l'effetto di un romanzo d'avventura. Il bello di questo libro sono i continui accostamenti al presente che avvicinano situazioni e vicende antiche alla nostra realtà attraverso errori ripetuti per lezioni dimenticate. La lettura mi è parsa scorrevole, forse perché non è il primo saggio del genere che leggo, ma anche i passaggi più tecnici sui dati e gli studi scientifici sono esposti con chiarezza e con uno stile che non annoia. È una ricerca interessante che analizza il fallimento o il successo delle civiltà prese in esame considerando cinque fattori chiave (gestione delle risorse disponibili, mutamenti climatici, rapporti con popolazioni confinanti, relazioni con popoli ostili, capacità politica e culturale di affrontare una crisi) e il peso che ognuno ha avuto o meno nella loro storia, la nostra storia. Un pensiero che mi sono portata a letto? L'immagine dell'abitante dell'Isola di Pasqua che tagliò l'ultimo albero.

Factotum di Charles Bukowski
Nelle vesti del suo alter ego Henry Chinaski, lo scrittore si presenta come il peggior tipo di essere umano: pigro, alcolizzato, irresponsabile, senza ambizione. Bukowski parla, scrive, come mangia e con le pagine si pulisce la bocca, poi rutta. Non vuole insegnare, racconta soltanto, ma così insegna. Entrando nella vita di Henry, giorno per giorno, attimo per attimo, si sperimentano brutte sensazioni, è una vita senza scopo, sporca, incerta, misera e abbastanza disgustosa. Ma dentro si nascondono pensieri conosciuti da tutti e mai ammessi, e quando ci accorgiamo che sono vicini a certi nostri momenti, be' miei almeno, ne proviamo vergogna. Eppure, in quel fondo che non vorremmo mai toccare, brillano scintille di poesia, sfacciate quanto il resto. Scrittura semplice e intelligente, l'ho apprezzato tantissimo.

Il guardiano del faro di Henryk Sienkiewicz
Questo è un racconto lungo conosciuto grazie a un post sul blog Da dove sto scrivendo e mi è parso da subito il mio genere di lettura. Infatti, mi è piaciuto molto, anche se alcuni concetti potevano essere rimarcati una volta di meno. Lo stile è perfetto per la storia (o è il contrario?) e il fatto che me lo aspettassi com'è non ha reso la lettura meno piacevole, era quello che desideravo e l'ho ottenuto. Mi sono un po' rivista nel protagonista che cerca la solitudine per guardare da lontano la vita che ha vissuto. Lui desidera pace e stabilità dopo aver tanto lottato col destino, io sto ancora lottando, ma comprendo il bisogno di fermarsi ogni tanto e osservare soltanto. C'è poi una sensazione che, con le dovute proporzioni rispetto alla scena narrata nel racconto, ho provato in prima persona: l'emozione, a cui accennavo sopra, di leggere nella propria lingua dopo averne parlate tante straniere. Non mi sbagliavo, è stata una lettura adatta a me.

Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness
Ho scoperto a lettura ultimata che da questo libro è stato tratto un film, ma tanto è sempre meglio il libro. L'ultima volta che ho letto un romanzo per ragazzi sono rimasta abbastanza delusa, ma è un genere che spesso mi ha regalato titoli per la lista dei preferiti e non considero narrativa di serie b solo perché rivolta a un pubblico giovane. Il bello di Ness è che scarta con abilità e delicatezza tutte le soluzioni più ovvie, mi ha fatto credere di intuire il passo successivo riconoscendo un cliché per poi sorprendermi scardinandolo. Purtroppo la scrittura – o la traduzione, dovrei rileggerlo in lingua originale per giudicare – è andata peggiorando proprio nel momento più intenso e toccante della trama. Il cuore del lettore, catturato con maestria e portato al punto più alto di coinvolgimento, subisce una brusca frenata: la scena madre è tirata troppo per le lunghe, la frase chiave, rivelatrice del significato dell'incubo vissuto dal protagonista, è ripetuta più volte con l'effetto di smorzarne il potere. Può darsi che dipenda dal lettore tipo, un adolescente, nella mente dello scrittore, forse un ragazzo ha bisogno di sentirlo raccontare in quel modo, mentre a un adulto, con più esperienza e malizia, basta qualcosa in meno per capire. In ogni caso, molto bello.

venerdì 12 maggio 2017

Sto leggendo...

«Le storie sono creature selvagge e indomite, continuò il mostro. Quando le liberi, chi può sapere quali sconvolgimenti potranno compiere?»


martedì 14 febbraio 2017

Dicono i muri

A volte si trovano belle frasi nei libri, altre volte sono scritte sui muri da poeti di passaggio.

"La felicità non è un'emozione, è una scelta"


venerdì 3 febbraio 2017

Giornalisti e scrittori

Ho terminato la lettura di Vado verso il Capo di Sergio Ramazzotti.

Dal deserto all'oceano passando per la giungla solo con mezzi pubblici e passaggi, Ramazzotti incontra e racconta le storie dei suoi compagni di viaggio da Algeri a Città del Capo. Condivide autobus, cassoni di camion, vagoni di treno, furgoncini, taxi straripanti di merci e umanità con profughi, viaggiatori, commercianti, militari e disperati. Anche se scende lungo la costa ovest, gli arrivano voci da tutto il continente attraverso le persone che gli siedono accanto.
L'Africa è un continuo movimento di confini, nomi di città e intere nazioni che cambiano a seconda del potere di turno, regioni tribali che si separano e tornano a fondersi in mappe da aggiornare usando il sangue come inchiostro. Sotto numeri e linee, però, ci sono persone, interi popoli che li subiscono senza voce per gridare. La serenità non esiste, la certezza nemmeno. C'è invece la pazienza, la pazienza infinita di queste genti che impiegano una settimana a percorrere trecento chilometri per far visita alla famiglia perché le strade fanno schifo e i trasporti non funzionano per i poveri; che aspettano trenta ore la partenza di un autobus per andare a vendere il piccolo tesoro di un pezzo di ricambio per un motore che rutterà altro fumo nero nel bel cielo africano; che rimbalzano tra una frontiera e l'altra fuggendo a piedi da villaggi stritolati dai bulldozer ciechi e impazziti di guerre senza soluzione e speculazioni senza freni.

Mi ha restituito l'Africa di Kapuscinski della quale avevo nostalgia, quel meraviglioso e triste pandemonio di colori, miseria, gentilezza e corruzione. Non immaginate quanto sappia essere poetico un giornalista quando si cala nella poesia polverosa e sudata di questi luoghi, la cronaca diventa personale, il racconto imparziale si circonda di pensieri e sentimenti. È così che un giornalista si trasforma in scrittore.
Mi ero lamentata, tempo fa, di un giornalista che non si era fatto scrittore per raccontarmi una delle tragedie alpinistiche accadute sul K2, Graham Bowley con No way down. In quel caso, l'autore è rimasto freddo e distaccato lasciando anche me fredda e distaccata dopo la lettura.
L'Africa di Ramazzotti, invece, come quella di Kap, è vissuta e narrata dall'interno e dal basso. Non è un articolo di economia o politica scritto da un hotel di lusso lontano dalla gente, ma il resoconto nudo e crudo di chi si mette nei panni degli ultimi, vive in mezzo a loro, dorme schiacciato contro i loro corpi, mangia nei loro piatti, soffre caldo, freddo, fame e sete con loro, si sposta con la stessa fatica, sbatte contro gli stessi muri, subisce le stesse angherie.
Sia Ramazzotti che Kapuscinski, alla fine, provano una sorta di senso di colpa nel lasciare queste persone al loro destino e tornare a casa, colpevoli di avere una casa, acqua corrente, elettricità, lavoro, istruzione, cure mediche. Arrivano a un punto in cui non si accontentano di raccontare perché sono diventati parte della storia. Una volta provata l'essenza di quella vita ai minimi termini e averla odiata e maledetta, ne sentono la nostalgia, non sono più capaci di tornare alla condizione precedente. L'ho provato anch'io, rientrando a casa dopo viaggi – non vacanze – in luoghi remoti che mi hanno mostrato l'essenziale di me e non sono più riuscita a riconoscermi nel superfluo, perfino possedere un armadio mi pareva troppo quando per quattro mesi la mia casa era stata uno zaino. Lo descrive Ramazzotti nelle ultime righe di questo libro quando, giunto al termine del suo lungo tragitto via terra, prende l'aereo che lo riporterà in Italia:

Quando mi allaccio la cintura fuori è buio. Il comandante spegne le luci della cabina e dà un po' di gas ai quattro motori del suo Boeing. Si sente un sibilo lontano: senza fretta, rulliamo verso la testata della pista e ci allineiamo per il decollo. Un istante prima che le ruote si stacchino da terra vorrei poter scendere e andare a prendere l'autobus.”

Il modo in cui Ramazzotti mi ha raccontato questa esperienza è il modo in cui l'ho vissuta leggendo. Per me vale l'equazione: fredda cronaca = fredda impressione del lettore, apprendo nozioni e non provo nessuna emozione né empatia, dimentico; racconto personale = segno caldo nel cuore del lettore, apprendo nozioni e in più mi appassiono.